SaperinRete CRRS&S Cpia Lombardia

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Ridap: verso gli stati generali per l’apprendimento permanente (evento online)

Ridap: verso gli stati generali per l’apprendimento permanente (evento online)

Non un approdo definitivo, ma l’avvio di un percorso. Il Cantiere Punto 3, che si terrà giovedì 30 ottobre 2025 dalle 15 alle 18 in modalità online, non è pensato come una conferenza tradizionale; è piuttosto un laboratorio collettivo, un’occasione per immaginare insieme un sistema di apprendimento permanente finalmente centrato sulla persona. Il titolo scelto non è casuale: “cantiere” rimanda a un luogo in cui le idee prendono forma attraverso il confronto e la progettazione condivisa. Non si tratta di discutere in astratto, ma di elaborare proposte concrete, individuare criticità e cercare soluzioni, con l’obiettivo di costruire un modello capace di rispondere davvero ai bisogni formativi delle persone lungo tutto l’arco della vita. Questo appuntamento rappresenta una tappa nel cammino verso gli Stati Generali dell’apprendimento permanente: un percorso che vuole mettere a fuoco la necessità di riforme strutturali, di una governance più collaborativa e di un finanziamento stabile, senza i quali l’intero sistema rischia di restare frammentato e inefficace. Per saperne di più –  sito ridap.eu Partecipare significa dare voce a un’idea di formazione che non guarda solo all’oggi ma al domani; significa contribuire a superare modelli burocratici che rallentano, e puntare a una gestione del cambiamento che sia davvero partecipata. Vuol dire ribadire che l’apprendimento non è un privilegio per pochi, ma un diritto che riguarda tutti, a ogni età e in ogni contesto di vita. Il cantiere, dunque, non è un semplice evento da seguire, ma un luogo in cui entrare, con le proprie esperienze, i propri dubbi, le proprie proposte. È questo lo spirito: costruire insieme, pezzo dopo pezzo, una nuova architettura educativa. Iscriviti all’evento cliccando qui Non servono giri di parole: questo appuntamento segna un punto di partenza. Gli Stati Generali dell’apprendimento permanente non saranno un atto celebrativo, ma un processo; e ogni processo ha bisogno di idee, di energie, di voci. Per questo il 30 ottobre non ci sarà un pubblico da una parte e dei relatori dall’altra; ci sarà invece una comunità che discute, immagina, progetta. Perché l’apprendimento permanente non può più restare una dichiarazione d’intenti: deve diventare una pratica diffusa, un diritto esigibile, una scelta collettiva.

Intelligenza Artificiale (AI): Le linee guida del Ministero

Intelligenza Artificiale (AI): Le linee guida del Ministero

Il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha pubblicato la versione 1.0 delle Linee guida per l’introduzione dell’intelligenza artificiale nelle istituzioni scolastiche. Il documento, firmato il 9 agosto 2025, offre un quadro organico per portare l’IA nelle scuole in modo responsabile, trasparente e conforme alle norme europee e nazionali. Non è un manifesto, ma una cassetta degli attrezzi: principi, requisiti, metodo di lavoro e una governance che fa perno sulla piattaforma unica per mappare e monitorare i progetti delle scuole. Al centro c’è un modello in quattro pilastri: principi di riferimento (centralità della persona, equità, inclusione); requisiti etici, tecnici e normativi; un framework di implementazione per accompagnare le scuole lungo tutto il ciclo di progetto; comunicazione e governance, con la piattaforma unica come sportello interattivo per inserire le “schede progetto”, riusare esperienze e consentire al Ministero di vedere cosa accade – anche con dashboard e audit a campione. Tradotto: si progetta, si misura, si condivide; non si improvvisa. Sul piano dei diritti, le linee guida richiamano l’AI Act (il regolamento europeo sull’intelligenza artificiale): sono classificati come ad alto rischio i sistemi usati per ammissioni, assegnazioni, valutazioni degli apprendimenti, definizione del livello di istruzione o controllo delle prove d’esame. Per questi l’uso è possibile solo con cautele stringenti, valutazioni d’impatto e sorveglianza umana adeguata. In più è vietata l’“emotion recognition”, cioè il riconoscimento delle emozioni, salvo necessità mediche o di sicurezza. La scuola è formalmente il deployer (chi introduce e utilizza il sistema) e ha obblighi specifici; i fornitori devono garantire qualità, documentazione, gestione dei dati e monitoraggio successivo all’uso. È la fine dell’idea di “prendiamo un’app e vediamo”: ora ogni scelta ha una responsabilità chiamata per nome. Privacy e protezione dei dati non sono un allegato, ma l’asse portante. Per i sistemi ad alto rischio la valutazione d’impatto sui diritti fondamentali (Fundamental Rights Impact Assessment, FRIA) va integrata nella valutazione d’impatto sulla protezione dei dati (Data Protection Impact Assessment, DPIA). Devono essere descritte finalità, durata, categorie di interessati, rischi, misure di sorveglianza umana e canali di reclamo. Se restano rischi elevati, scatta la consultazione preventiva del Garante per la privacy; la DPIA va aggiornata ogni volta che cambiano rischi, misure o processi. Il documento invita a guardare a una metodologia specifica del Consiglio d’Europa, pensata proprio per stimare gli impatti delle tecnologie su diritti, democrazia e stato di diritto. È qui che entra in gioco HUDERIA. HUDERIA HUDERIA è l’acronimo di Human Rights, Democracy and Rule of Law Impact Assessment (Valutazione d’impatto su Diritti Umani, Democrazia e Stato di diritto). È una metodologia sviluppata dal Consiglio d’Europa per valutare in modo sistematico l’impatto che una tecnologia – in particolare i sistemi di IA – può avere su tre dimensioni fondamentali della convivenza civile: Diritti umani: garantire che le tecnologie non violino diritti fondamentali come privacy, libertà di espressione, non discriminazione, protezione dei dati personali. Democrazia: verificare che l’introduzione di sistemi automatizzati non indebolisca la partecipazione democratica, la trasparenza delle decisioni pubbliche o il ruolo del controllo umano. Stato di diritto: assicurare che l’uso dell’IA non comprometta la legalità, l’uguaglianza davanti alla legge, la possibilità di ricorrere contro decisioni algoritmiche e il rispetto delle procedure. HUDERIA è quindi uno strumento di prevenzione: invita a riflettere prima di introdurre un sistema, a stimare i rischi e a predisporre contromisure. Solo in un secondo momento si procede con l’innovazione vera e propria. Questo rovesciamento della prospettiva – prima proteggere, poi sperimentare – rappresenta il “cambio di passo” sottolineato dalle Linee guida del Ministero.   C’è poi una novità concreta per la vita scolastica: il “diritto di non partecipazione”. Gli strumenti – inclusi i grandi modelli linguistici (Large Language Models, LLM) – vanno configurati evitando trattamenti di dati personali degli studenti; niente salvataggio dei prompt, niente profilazione, nessun tracciamento. Se, anche indirettamente, si trattano dati di minori, la scuola deve informare in modo chiaro le famiglie prima di partire. In breve: prudenza operativa, trasparenza, configurazioni privacy-by-default. Il metodo proposto è pratico e, finalmente, sequenziale: Definizione (bisogno, coerenza con Piano triennale dell’offerta formativa, stakeholder); Pianificazione (piano di progetto, piano rischi, competenze interne/esterne); Adozione graduale con formazione e comunicazione; Monitoraggio in parallelo – sugli avanzamenti e sugli output dei sistemi – con rivalutazione periodica dei rischi; Conclusione con verifica degli obiettivi, lezioni apprese e rendicontazione sociale. La logica è ciclica e partecipata; la leadership del dirigente scolastico è esplicita, ma attraversa tutto l’istituto. Nelle applicazioni, le linee guida distinguono tre prospettive: IA al servizio degli studenti, a supporto dei docenti, a sostegno dell’organizzazione. Per gli studenti, l’enfasi è su personalizzazione, accessibilità, feedback tempestivi e sviluppo del pensiero critico; con un caveat netto: vietati strumenti di sentiment analysis e massima attenzione a non scambiare l’autorevolezza apparente dei modelli per verità di fatto. Per docenti e personale amministrativo, l’IA è leva per progettazione, semplificazione dei processi, gestione documentale e comunicazioni periodiche; resta centrale la spiegabilità delle decisioni algoritmiche e la documentazione interna per eventuali audit. La governance non finisce nel perimetro della singola scuola. Il Ministero annuncia decreti successivi – sentito il Garante – per definire meglio modalità operative e iniziative di formazione; le linee guida saranno rese e mantenute aggiornate in forma interattiva sulla piattaforma unica. È una promessa di manutenzione normativa e tecnica, oltre che un invito a non procedere in ordine sparso. Perché tutto questo conta? Perché riconosce lucidamente la doppia natura dell’IA a scuola: opportunità potente per inclusione e qualità, rischio concreto di intrusione e discriminazione se progettata male. Il documento tiene insieme entrambe le cose: spinge sull’innovazione, ma chiede regole, competenze e valutazioni periodiche; chiede trasparenza e coinvolgimento della comunità scolastica, non automatismi calati dall’alto; mette il dirigente nella posizione di guida, ma responsabilizza fornitori, docenti, famiglie e studenti. In altre parole: l’IA entra in classe, ma bussa; e la porta si apre solo dopo aver controllato serrature, luci e uscite di sicurezza. In sintesi operativa per le scuole: partire da un bisogno chiaro e coerente con il Piano triennale dell’offerta formativa; progettare con stakeholder e piano rischi in mano; scegliere soluzioni spiegabili

Più di un futuro per l’istruzione degli adulti – Epale Luglio 2025

Più di un futuro per l’istruzione degli adulti – Epale Luglio 2025

Il nuovo numero della rivista EPALE Journal on Adult Learning and Continuing Education riflette uno sguardo attento e lungimirante sull’educazione degli adulti, considerandola non come un segmento marginale ma come un elemento centrale per il progresso sociale e democratico. Coordinato da Marco Catarci, Paolo Di Rienzo e Massimiliano Fiorucci, questo numero – uscito nel giugno 2025 – esplora le traiettorie possibili di un sistema formativo capace di adattarsi ai bisogni del presente e alle sfide del futuro. Gli articoli proposti indagano l’evoluzione dell’istruzione degli adulti all’interno del paradigma dell’apprendimento permanente, analizzando in particolare il ruolo dei Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti a dieci anni dalla loro istituzione. Emergono riflessioni non solo teoriche ma anche pragmatiche: si parla di “ibridazione dei saperi”, che connette volontariato, educazione formale e non formale, riconoscimento del sapere pratico; si affronta inoltre il tema della metacognizione come chiave per formare adulti consapevoli dei propri processi di apprendimento. Leggi e scarica EPALE Luglio 2025 – sito Epale Journal (numero17) Il linguaggio scelto – “i futuri” piuttosto che “il futuro” – sottolinea che il cammino non è prefissato né univoco; è un cantiere aperto, ricco di possibilità che richiedono contributi diversificati, esperienze radicate nel quotidiano, pensiero critico e scelte orientate alla sostenibilità sociale. L’approccio integrato tra pratiche formali, informali e volontarie diventa essenziale per una visione matura dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita, orientata a promuovere cittadinanza attiva, inclusione e sviluppo personale. Tre sono le idee forti che emergono e che possono trasformare l’approfondimento in azione. La prima riguarda la necessità di un apprendimento permanente centrato sulle persone: non si tratta solo di strumenti, ma di cultura, capace di rendere protagonisti gli adulti, ascoltarne i bisogni, valorizzarne i saperi e le esperienze. La seconda riguarda il riconoscimento dei saperi emergenti: il sapere costruito nella vita, nel lavoro, nel volontariato deve trovare spazio e dignità, perché ibridare significa soprattutto collegare. La terza infine richiama l’idea che l’educazione sia un processo e non una istituzione immobile: i CPIA in questo senso non rappresentano un traguardo, ma un laboratorio in cui si sperimentano modelli didattici e comunità di apprendimento capaci di resistere alle sfide sociali. Questo numero del Journal merita attenzione perché intercetta le tensioni profonde di un sistema che non può più accontentarsi di essere funzionale, ma deve essere rigenerativo, plurale, consapevole. Se i prossimi anni dell’educazione degli adulti vogliono avere senso, devono poggiare su queste basi: riconoscere le differenze, dare voce alle storie, ridefinire i luoghi della formazione. Il Journal numero 17 diventa così una bussola preziosa per chi crede che la formazione non sia un orpello accessorio, ma un vero motore di trasformazione.

L’AI entra in aula: occasione educativa o scorciatoia?

L’AI entra in aula: occasione educativa o scorciatoia?

Nel tempo in cui l’intelligenza artificiale è passata dall’essere oggetto di studio nei laboratori accademici a compagna di banco silenziosa ma potentissima degli studenti, la scuola è chiamata a una scelta: ignorare, demonizzare o integrare? La domanda è meno retorica di quanto sembri, perché tocca il cuore stesso dell’educazione. Che cosa vuol dire insegnare oggi, quando un chatbot può scrivere un tema, riassumere Platone e generare un test a risposta multipla in pochi secondi? Sarebbe un errore affrontare il tema solo in termini tecnici. L’intelligenza artificiale non è (solo) uno strumento: è un ambiente. E ogni ambiente, lo sappiamo, educa. Per questo, non basta che la scuola si doti di dispositivi digitali o che aggiorni la formazione del personale; serve una visione più ampia, capace di interrogarsi su come si trasforma la relazione educativa, su quale posto abbiano l’errore, l’attesa, la lentezza – in una parola, l’umano – in un tempo in cui tutto può essere automatizzato. Tra rischio e possibilità: le nuove responsabilità del docente Il docente, in questo contesto, non è più (solo) trasmettitore di contenuti ma curatore di senso. Il rischio più grande non è che ChatGPT faccia i compiti al posto degli alunni, ma che lo studente perda l’occasione di confrontarsi con la fatica dell’elaborazione personale, del dubbio, dell’argomentazione. Tuttavia, negare l’utilità dell’AI sarebbe altrettanto miope: delegare alcune attività ripetitive o standardizzate può liberare tempo prezioso per la didattica autentica, quella del dialogo e dell’intuizione. Serve però una cultura dell’intelligenza artificiale, prima ancora delle sue applicazioni. Serve educare a riconoscerne i limiti, a problematizzarne le risposte, a discernere tra fonti, a individuare i bias. In una parola: serve formare persone, non solo utenti. Il caso Lombardia: un laboratorio pubblico tra etica e formazione È in questo scenario che si inserisce l’esperienza della Regione Lombardia, che già nell’autunno 2024 ha avviato un percorso pubblico di riflessione e proposta dal titolo emblematico: “L’arte di imparare. L’intelligenza artificiale nella didattica”. Il progetto – tutt’altro che episodico – si è tradotto in una piattaforma articolata di linee guida, strumenti formativi e occasioni di confronto tra istituzioni, scuole e imprese. A differenza di molte altre iniziative locali o aziendali, l’impostazione lombarda ha avuto il merito di assumere l’AI come sfida sistemica, non come moda da cavalcare. Le linee guida ufficiali, scaricabili qui 👉 https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioRedazionale/servizi-e-informazioni/Enti-e-Operatori/istruzione/intelligenza-artificiale-nella-didattica/intelligenza-artificiale-nella-didattica Tali linee guida non si limitano a elencare tool o buone pratiche, ma mettono al centro la questione del ruolo del docente nell’era dell’AI: da “erogatore” a regista della conoscenza, da sorvegliante a mediatore consapevole tra tecnologia e pensiero critico. Il documento si ispira dichiaratamente alle raccomandazioni dell’UNESCO (“Guidance for generative AI in education and research”, settembre 2023), e ne recepisce l’impianto etico: trasparenza, privacy, equità d’accesso, autonomia del pensiero. Allo stesso modo, vi si ritrova un esplicito riferimento al quadro europeo delle competenze digitali per i docenti (DigCompEdu), con l’intento di promuovere una cittadinanza digitale matura, riflessiva e non passivamente algoritmica. Formazione continua e board etico: quando l’innovazione si dà delle regole Tra gli elementi qualificanti dell’esperienza lombarda, vanno segnalati due aspetti tutt’altro che scontati: La creazione di un board tecnico-etico, coordinato da Lorenzo Maternini, con lo scopo di garantire che l’introduzione dell’AI avvenga in modo trasparente, verificabile e inclusivo, anche sul piano normativo (con attenzione al futuro AI Act europeo). L’attivazione di percorsi formativi gratuiti rivolti ai docenti delle scuole lombarde, tramite una call pubblica (codice SRMF8002024042003) che ha raccolto proposte da università, enti di formazione e aziende del settore. I corsi disponibili – consultabili al link sopra indicato – vanno dall’introduzione etica all’uso consapevole degli strumenti generativi fino a veri e propri moduli operativi per creare lezioni, verifiche, materiali didattici personalizzati. Tra questi:🔹 HP AI Teacher Academy (piattaforma edX)🔹 Generative AI Essentials (EIT Digital)🔹 Magic School e Olovka, piattaforme per l’automazione educativa🔹 La Scuola S.p.A., con un corso self-study accessibile con codice gratuito “FREERL” Un modello esportabile? L’esperienza lombarda non è priva di limiti: riguarda al momento soprattutto le scuole superiori, e richiede un forte investimento in accompagnamento formativo e aggiornamento delle infrastrutture. Tuttavia, rappresenta un modello istituzionale replicabile, perché coniuga visione pedagogica e concretezza amministrativa; offre risposte senza banalizzare le domande; e soprattutto riconosce il docente non come vittima della tecnologia, ma come suo primo interprete. In un tempo in cui il rischio è di essere travolti dall’ultima novità digitale, la Regione Lombardia ha provato a rispondere con la più antica delle virtù educative: la cura. Cura dell’apprendimento, cura della relazione, cura della cittadinanza.

Webinar Uda interdisciplinari – Video integrale

Webinar Uda interdisciplinari – Video integrale

Il 22 maggio 2025, il Centro Regionale di Ricerca, Sperimentazione e Sviluppo dei CPIA della Lombardia ha promosso il webinar nazionale dal titolo “Le UDA interdisciplinari”, un momento di confronto prezioso che ha visto la partecipazione di 54 docenti provenienti da numerose regioni italiane, testimoniando l’interesse trasversale e crescente verso nuove modalità di progettazione didattica. L’incontro ha ruotato attorno a un tema cruciale per l’istruzione degli adulti: la capacità delle Unità Didattiche di Apprendimento (UDA) di abbattere i confini disciplinari per favorire un’educazione integrata, contestualizzata e orientata al vissuto degli studenti. Le UDA interdisciplinari, come emerso dall’intervento della formatrice prof.ssa Fiorella Di Donato (autrice del manuale prodotto dal nostro CRRSS) e vivacizzato dalla discussione fra i partecipanti, rappresentano un potente dispositivo pedagogico in grado di connettere linguaggi, saperi e esperienze: non si tratta semplicemente di combinare più materie in un’unità, ma di costruire percorsi in cui le conoscenze si parlano, trovano significato comune e si traducono in competenze utili per la vita quotidiana e lavorativa. In un contesto eterogeneo come quello dell’educazione degli adulti – dove si incontrano biografie complesse, livelli scolastici diversi e necessità formative urgenti – l’interdisciplinarità non è un’opzione, ma una necessità. Una strategia per rendere l’apprendimento più accessibile, motivante e radicato nel reale. GUARDA IL VIDEO INTEGRALE cliccando qui: www.saperinrete.cloud/webinar2025/

Rapporto Istat 2025 – Online il documento integrale

Rapporto Istat 2025 – Online il documento integrale

Nel cuore di un’Italia che si trasforma – lentamente, spesso in modo diseguale e con pesi differenti tra centro e periferia – il Rapporto ISTAT 2025 si configura come una radiografia composita e profonda del Paese. A emergere non è solo la fotografia dell’anno appena trascorso, ma un affresco intergenerazionale che illumina traiettorie economiche, demografiche e sociali nella loro stratificazione temporale e territoriale. Un documento denso e ambizioso, che racconta non solo cosa siamo, ma anche cosa potremmo diventare se sapremo leggere con lucidità le tensioni e le opportunità in gioco. Crescita fragile, diseguaglianze strutturali Il dato macroeconomico di partenza è inequivocabile: nel 2024 il PIL italiano è cresciuto dello 0,7%, confermando una tendenza anemica che vede il nostro Paese fanalino di coda in Europa (davanti solo alla Germania in contrazione), con una domanda interna debole e investimenti rallentati, frenati dal ridimensionamento degli incentivi (su tutti il Superbonus) e da un clima di incertezza geopolitica e commerciale. L’occupazione, pur in crescita (+1,5%), non riesce a trasformarsi in benessere diffuso, e il tasso di occupazione resta tra i più bassi in Europa, con divari ancora drammatici tra Nord e Sud, uomini e donne, laureati e non. A pesare è la qualità del lavoro: aumentano i contratti a tempo indeterminato, ma una quota rilevante – soprattutto tra giovani e donne – sperimenta forme di vulnerabilità occupazionale. Il part-time, spesso involontario, riguarda un terzo delle lavoratrici. E se il potere d’acquisto ha cominciato timidamente a recuperare rispetto al crollo post-inflazione, resta comunque inferiore ai livelli pre-2019 per ampie fasce della popolazione. Un Paese sempre più vecchio e spopolato Il profilo demografico appare segnato da una doppia forbice: da un lato, un invecchiamento strutturale inarrestabile, con l’età mediana che si alza e una natalità ai minimi storici (1,18 figli per donna nel 2024, 370mila nati); dall’altro, una perdita netta di capitale umano qualificato, con l’aumento record di giovani laureati in fuga all’estero (21mila nella sola fascia 25-34 anni nel 2023). Il saldo migratorio, seppur positivo, non compensa l’erosione demografica interna. Nel frattempo, l’Italia diventa sempre più un Paese di anziani soli: le famiglie monopersonali superano il 35% e quasi il 40% degli over 75 vive senza compagnia stabile. La soglia simbolica dei 65 anni come inizio della vecchiaia vacilla: secondo un approccio demografico più dinamico, solo oltre i 74 anni si dovrebbe parlare davvero di “anzianità”. Ma questo slittamento percettivo non basta a compensare le fragilità concrete che l’invecchiamento comporta – in termini di welfare, sanità, solitudine sociale. Link al sito Istat – www.istat.it/produzione-editoriale/rapporto-annuale-2025-la-situazione-del-paese-il-volume/ Istruzione e disuguaglianze: un ascensore che sale solo a metà Nonostante una progressiva crescita dei livelli di istruzione – oggi oltre il 30% dei giovani adulti è laureato – l’Italia resta fanalino di coda in Europa sul fronte formativo. Il divario rispetto ai coetanei europei si fa più acuto nella fascia 25-34 anni e riguarda sia l’accesso all’università che le competenze digitali: solo il 45,8% della popolazione adulta possiede abilità digitali di base, contro il 55,5% della media UE, e ben al di sotto dell’obiettivo europeo dell’80% entro il 2030. Ancora più allarmanti sono le diseguaglianze educative di origine: tra i giovani nati nel 1992, appena il 17,6% di coloro provenienti da famiglie senza diploma ha conseguito una laurea, mentre tale percentuale sale al 75% tra i figli di due genitori laureati. Un figlio di operai ha tre volte meno possibilità di completare un ciclo universitario rispetto a un coetaneo della classe dirigente. L’ascensore sociale, in Italia, funziona a tratti – e non sempre per i piani alti. La salute che invecchia (prima della persona) Nel 2024 la speranza di vita alla nascita ha raggiunto 83,4 anni, confermando il primato di longevità italiana. Ma gli anni in buona salute diminuiscono, specie per le donne: una perdita di 1,3 anni solo nell’ultimo anno, portando la soglia a 56,6 anni contro i 59,8 degli uomini. Un paradosso che si aggiunge al carico già sbilanciato sulle donne nei percorsi lavorativi, familiari e di cura. Il sistema sanitario, inoltre, mostra segni di affaticamento e disuguaglianze crescenti: quasi il 10% della popolazione ha rinunciato a cure per motivi economici o organizzativi, mentre il ricorso al privato ha superato il 23%. Il disagio psicologico è in aumento, soprattutto tra i giovani e le donne, con un indice di salute mentale che si attesta a 68,4 punti su 100. Si assiste, in parallelo, a un aumento dell’obesità infantile e del consumo di alcol fuori pasto tra gli adolescenti. La salute pubblica – mentale e fisica – si conferma una delle vere emergenze del presente. Capitale umano e giovani imprese: un patrimonio ancora sottoutilizzato Le giovani generazioni, più istruite e digitalmente alfabetizzate, restano in attesa di una piena valorizzazione. La quota di professionisti e tecnici ICT è in crescita, ma resta bassa rispetto agli obiettivi europei: l’Italia punta all’8,4% entro il 2030, ma è ferma poco sopra il 4%. Le imprese con maggior presenza giovanile, specie tra i fondatori, mostrano performance migliori in termini di innovazione e digitalizzazione, ma rappresentano ancora una minoranza nel tessuto produttivo nazionale. In generale, il ritardo nella dotazione tecnologica delle imprese italiane, unito alla bassa intensità in R&S, costituisce un freno strutturale alla produttività. Il 2024 ha visto una flessione della produttività per occupato (-0,9%) e per ora lavorata (-1,4%), con impatti diretti sulla crescita del valore aggiunto. Territori vulnerabili, coesione in bilico Lo scenario nazionale è attraversato da profonde fratture territoriali: tra Nord e Sud, tra aree metropolitane e Aree Interne, tra centri attrattivi e territori in declino. Le Aree Interne, in particolare, pagano un prezzo altissimo: invecchiamento, spopolamento, bassa istruzione, fuga dei giovani. La resilienza demografica si intreccia qui con quella sociale e culturale. Eppure, proprio in questi territori si gioca una delle sfide decisive per la tenuta del Paese. La sostenibilità ambientale, infine, rappresenta un fronte cruciale ma ancora parzialmente disatteso. Nonostante i progressi – triplicata la produzione da rinnovabili dal 2005 a oggi – l’Italia resta indietro rispetto ai principali partner europei. Il 18% del valore aggiunto industriale

Un’Europa che si tocca con mano: il CPIA2 Milano a Berlino per il progetto MAGIC

Un’Europa che si tocca con mano: il CPIA2 Milano a Berlino per il progetto MAGIC

È nelle pieghe della memoria, nei luoghi dove la storia brucia ancora sotto la pelle, che si forma una cittadinanza più consapevole. È lì che quindici studenti adulti del CPIA2 Milano – accompagnati dai docenti Antonia Pagano e Luigi Santamaria – hanno viaggiato, nell’ambito del progetto Erasmus+ “MAGIC – Multicultural Access Gender Inclusion Culture”. Berlino non è stata soltanto una destinazione geografica, ma un vero laboratorio politico e umano: cinque giornate dense di esperienze, incontri e attività che hanno incrociato la didattica con la testimonianza, l’inclusione con la critica, la cultura con l’impegno civile. Dalle suggestioni immersive del museo Berlin Global, che ha restituito il volto plurale e interconnesso della città, fino alla visita ai memoriali dell’Olocausto, il progetto ha trasformato la città in un testo vivo da leggere, interpretare e interrogare. L’Europa che i partecipanti hanno incontrato non era un’idea astratta, ma un insieme di volti, simboli e contraddizioni. L’esperienza presso la sede dell’UE a Berlino ha reso visibile l’architettura istituzionale dell’Unione, mentre i luoghi della divisione – il Muro, il “Palazzo delle Lacrime”, il centro rifugiati di Marienfelde – hanno raccontato la fragilità delle democrazie e la persistenza dei confini, geografici e culturali. In mezzo, il laboratorio presso il Sonntags Club, in cui la lotta ai pregiudizi razziali e di genere si è fatta teatro, linguaggio, esercizio di empatia. La mobilità ha dunque rappresentato un’occasione concreta per far maturare negli studenti adulti una coscienza civica aggiornata, capace di collegare il passato alla cronaca, il diritto alla dignità, l’identità alla relazione. Nell’ultima giornata, la visita al Museo della Capitolazione e al mercato turco di Kreuzberg ha chiuso simbolicamente un percorso in cui multiculturalismo e memoria storica si sono intrecciati. Se c’è un filo rosso che ha attraversato ogni tappa, è quello della consapevolezza: sapere cosa è accaduto, comprendere come si vive oggi, domandarsi cosa possiamo fare domani. Il progetto MAGIC ha offerto agli studenti non solo l’opportunità di apprendere contenuti, ma di sentirsi parte attiva di un’Europa che oggi più che mai ha bisogno di adulti formati, critici, aperti. E soprattutto, coinvolti. Link al sito Cpia2 – cpia2milano.edu.it/2025/05/20/erasmus-da-berlino-al-cuore-delleuropa-il-viaggio-formativo-degli-studenti-adulti-del-cpia2

Cpia Lecco: La cittadinanza è più di un documento (video)

Cpia Lecco: La cittadinanza è più di un documento (video)

Nel cuore del processo educativo, quando la scuola si fa davvero spazio di ascolto e dialogo, può nascere qualcosa di più profondo di una semplice lezione: una riflessione condivisa, un’esperienza che parla alla coscienza civile di tutti. È ciò che accade nel video Riflessioni sulla cittadinanza italiana, curato dal CPIA “Fabrizio De André” di Lecco e disponibile sul sito dell’istituto. Un lavoro che non si limita a documentare, ma interroga e interpella. Attraverso le voci di studenti e studentesse provenienti da diversi Paesi, il video apre uno squarcio intimo e collettivo sul significato di essere cittadini. Non si tratta solo di acquisire un passaporto o di veder riconosciuti dei diritti, ma di qualcosa di più profondo: sentirsi parte di una comunità, essere chiamati per nome, riconosciuti nella propria dignità. C’è chi racconta l’attesa, fatta di anni e ostacoli burocratici; chi evoca il dolore della separazione o la fatica dell’integrazione; ma soprattutto, c’è un desiderio comune: appartenere, contribuire, essere parte attiva della società italiana. Guardare questo video significa anche interrogarci sul nostro modo di abitare la cittadinanza: quanto siamo disponibili ad aprirci, a lasciarci contaminare da storie diverse, a riconoscere nelle altrui attese uno specchio delle nostre responsabilità? In un tempo in cui si tende a irrigidire confini e identità, il CPIA di Lecco ci ricorda che educare alla cittadinanza significa prima di tutto educare all’umano.

Il 22 Maggio Webinar Saperi sulle UDA Interdisciplinari (Iscrizioni)

Il 22 Maggio Webinar Saperi sulle UDA Interdisciplinari (Iscrizioni)

Prosegue con rinnovato slancio il percorso formativo promosso dal Centro Regionale di Ricerca, Sperimentazione & Sviluppo dei Cpia della Lombardia – www.saperinrete.cloud – che giunge alla terza edizione dei #WebinarSaperi  confermandosi come spazio di confronto qualificato e attento alle istanze più attuali del mondo dell’educazione. Il nuovo appuntamento  in programma sarà interamente dedicato a un tema quanto mai centrale nel panorama della didattica contemporanea: Le Unità di Apprendimento (UdA) in chiave interdisciplinare. Conduzione del webinar: prof.ssa Fiorella Di Donato – docente e ricercatrice Istituto Giorgi in Milano Fiorella Di Donato è docente di discipline storiche e letterarie nei corsi IdA dell’IIS Giorgi di Milano, esperta in strategie educative per una didattica inclusiva. Da anni opera nell’ambito della ricerca sui temi che coinvolgono la personalizzazione dei processi formativi e la centralità della dimensione testuale nella didattica dell’Italiano. È autrice e formatrice per la casa editrice D’Anna-Loescher. Data dell’evento: giovedì  22 maggio 2025 in collegamento google meet dalle ore 15,00 alle 17,00 (Il link per il collegamento verrà inviato il giorno precedente l’evento di formazione) Iscriviti compilando questo form di seguito oppure cliccando questo link  Caricamento… Ai partecipanti del webinar verrà rilasciato un attestato per l’aggiornamento   Per aggiornamenti social: www.facebook.com/saperinrete

Cpia Monza e Brianza: condivisione dei corsi di lingua

Cpia Monza e Brianza: condivisione dei corsi di lingua

Il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti (CPIA) di Monza e Brianza ha recentemente condiviso un resoconto delle esperienze vissute durante i corsi intensivi di lingua inglese a Dublino e di lingua francese a Bordeaux, svoltisi nell’autunno del 2024. Queste iniziative hanno rappresentato un’opportunità significativa per i partecipanti di immergersi nelle rispettive culture linguistiche, arricchendo il loro percorso formativo attraverso l’interazione diretta con contesti autentici. Un’immersione linguistica a Dublino I corsi di lingua inglese si sono tenuti a Dublino in due sessioni distinte: dal 15 al 22 settembre e dal 24 novembre al 1° dicembre 2024. Durante questi periodi, i partecipanti hanno avuto l’opportunità di approfondire le proprie competenze linguistiche attraverso lezioni intensive e attività culturali. La città di Dublino, con la sua ricca tradizione letteraria e la vivace scena culturale, ha offerto un ambiente stimolante per l’apprendimento della lingua inglese. L’esperienza francese a Bordeaux Parallelamente, il corso di lingua francese si è svolto a Bordeaux, una città rinomata per la sua architettura elegante e la sua tradizione enogastronomica. I partecipanti hanno potuto immergersi nella lingua e nella cultura francese, partecipando a lezioni intensive e visitando luoghi di interesse culturale. Questa esperienza ha permesso loro di migliorare le competenze linguistiche e di acquisire una maggiore consapevolezza interculturale. Un modello formativo efficace Le esperienze a Dublino e Bordeaux hanno evidenziato l’efficacia dell’approccio formativo del CPIA di Monza e Brianza, che combina l’apprendimento linguistico con l’immersione culturale. Questo modello ha permesso ai partecipanti di sviluppare competenze linguistiche solide e di vivere esperienze significative che arricchiscono il loro percorso personale e professionale. Per ulteriori dettagli sulle esperienze vissute durante i corsi e per consultare il resoconto completo, è possibile visitare il sito ufficiale del CPIA di Monza e Brianza https://www.cpia.edu.it/mb/2025/05/12/corsi-di-lingua-uno-sguardo-su-inglese-a-dublin-e-francese-a-bordeaux/

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