Report Indire: il coding e la robotica come grammatica per il futuro
Pubblicato il 28 Ottobre 2025
C’è un’Italia della scuola che costruisce delle sperimentazioni territoriali. Idee che nascono da una parola semplice e ambiziosa: continuità.
È in questo solco che si inserisce il nuovo report di INDIRE, realizzato con l’Ufficio Scolastico Regionale dell’Umbria, dedicato agli Strumenti per il curricolo verticale di Coding e Robotica educativa nel primo ciclo. Un lavoro che parte dal locale per parlare al Paese, mostrando come la ricerca didattica possa diventare architettura di sistema, non solo buona pratica isolata.
Nel 2022, in Umbria, è nato un gruppo di lavoro con l’Équipe Formativa Territoriale, coinvolgendo tredici Istituti Comprensivi già attivi nel campo del digitale educativo. Da quella rete è scaturito un percorso condiviso, che ha portato alla definizione di un curricolo verticale capace di collegare i diversi gradi scolastici e di far dialogare le esperienze del Coding e della Robotica con le competenze chiave di cittadinanza.
Il risultato non è solo un documento, ma una cornice culturale: un modo nuovo di pensare la scuola come ecosistema di competenze, dove il pensiero computazionale si intreccia alla creatività, alla narrazione, alla cooperazione.
Dal laboratorio al curricolo
Il primo merito del progetto sta nell’aver trasformato il laboratorio in linguaggio comune. Il Coding e la Robotica educativa, per anni confinati in attività extracurricolari o pomeridiane, trovano qui una collocazione sistemica, attraversando le discipline e i livelli scolastici.
Il report raccoglie materiali di lavoro – schede operative, format di documentazione, glossari condivisi, modelli di progettazione – ma soprattutto un metodo: quello della verticalità, cioè la capacità di immaginare percorsi che non si interrompano alla fine dell’anno, ma che si alimentino e si riconoscano nel tempo.
Questa prospettiva, apparentemente tecnica, è in realtà pedagogica. Implica un cambio di mentalità: passare dall’idea di innovazione come evento, alla consapevolezza che l’innovazione è un processo. Non un laboratorio con i robot una tantum, ma un modo di concepire l’apprendimento come costruzione progressiva di significati, competenze e relazioni.
Il Coding, in questa visione, non è una materia, ma una lingua. È la grammatica del pensiero logico e creativo; è l’occasione per fare ordine nel caos, per risolvere problemi reali attraverso una logica di passaggi, tentativi, errori e soluzioni. È, insomma, una forma di pensiero progettuale che non serve solo a programmare macchine, ma a educare menti.
Robotica e umanesimo
C’è un punto, tuttavia, su cui vale la pena soffermarsi. Parlare di robotica educativa non significa cedere al fascino della tecnologia, ma riconoscere che la tecnologia può essere umana.
I robot nelle scuole non servono a sostituire le mani dei bambini, ma a ridare senso alla loro mente operosa. Servono per sperimentare, collaborare, provare e fallire insieme, per far dialogare la logica con l’immaginazione, la precisione con la manualità. È in questa dimensione che la robotica diventa linguaggio educativo: quando consente di connettere la dimensione tecnica a quella relazionale e simbolica.
Il progetto umbro mostra proprio questo: che l’innovazione, se accompagnata da una solida intenzionalità pedagogica, può essere occasione di umanesimo. Il pensiero computazionale diventa allora una metafora: imparare a codificare per comprendere il mondo, a decodificare per cambiarlo.
La formazione come leva di cambiamento
Naturalmente, nulla di tutto ciò può funzionare senza una scuola che si forma. Il report dedica ampio spazio al ruolo dei docenti, alla necessità di documentare, riflettere e condividere le pratiche.
È un richiamo importante: la tecnologia non trasforma la scuola se non cambia la cultura di chi la abita. Formare docenti al Coding e alla Robotica non significa solo insegnare loro l’uso di un software o di un kit, ma accompagnarli a ripensare la progettazione, a immaginare nuove forme di valutazione, a costruire reti di collaborazione.
La scuola digitale – quella vera, non quella delle lavagne elettroniche – nasce da qui: da insegnanti che progettano insieme, si interrogano, costruiscono comunità professionali che superano la frammentazione. È la lezione più preziosa di questa sperimentazione: che l’innovazione è sempre cooperativa, mai solitaria.
Un modello replicabile
Pur essendo nato in Umbria, il progetto INDIRE parla a tutto il Paese. È un esempio concreto di come la ricerca possa fornire modelli replicabili, capaci di radicarsi in altri territori, adattandosi ai diversi contesti scolastici.
L’idea del curricolo verticale – che unisce infanzia, primaria e secondaria – potrebbe diventare una delle chiavi di volta del Piano Nazionale Scuola Digitale e delle politiche formative regionali.
Perché, in fondo, ciò che conta non è solo la padronanza degli strumenti digitali, ma la capacità di usarli per costruire senso, per promuovere cittadinanza attiva, per rendere visibile la continuità educativa tra i gradi scolastici.
Ogni scuola che sceglie di progettare curricoli digitali condivisi compie un gesto politico e culturale: investe sulla consapevolezza che la competenza non nasce dal dispositivo, ma dal pensiero che lo abita.

💡 Il report completo “Strumenti per il curricolo verticale di Coding e Robotica al primo ciclo” è disponibile sul sito di INDIRE.
👉 Leggi il Report