Scrittura, lavoro, diritti: un laboratorio che parla anche agli adulti
Pubblicato il 17 Novembre 2025
«Nessuno educa nessuno, nessuno si educa da solo: ci si educa insieme, nella mediazione del mondo.»
(Paulo Freire, Pedagogia degli oppressi)
È forse in queste parole che si ritrova l’essenza più nitida dell’apprendimento permanente: un’educazione che non si esaurisce mai, che si costruisce nella relazione e che, soprattutto, resta sempre aperta come continuo spazio critico, luogo in cui ogni persona è chiamata a rileggere il proprio vissuto alla luce del mondo che cambia. L’istruzione degli adulti vive precisamente qui; e proprio da questa prospettiva proponiamo oggi un articolo che intercetta e valorizza questa vocazione. Si tratta del contributo di Fiorella Di Donato, docente e redattrice del nostro Centro di ricerca, pubblicato su La letteratura e noi. Il suo testo racconta un laboratorio di scrittura interdisciplinare realizzato in una classe quinta di un istituto tecnico; eppure ciò che più colpisce è la naturalezza con cui questa esperienza scolastica parla anche ai percorsi educativi degli adulti nei CPIA.
Nel laboratorio descritto dalla docente-ricercatrice, la scrittura non è esercizio formale né semplice produzione testuale: è un dispositivo critico che mette in dialogo letteratura industriale, memoria del lavoro, diritti umani, sicurezza e trasformazioni sociali. Gli studenti attraversano autori come Dickens, Gadda, Zola o Sinisgalli, recuperano documenti d’archivio – registri d’infortunio, carte d’officina, testimonianze operaie – e trasformano queste fonti in narrazioni che danno voce a esperienze dimenticate. È un processo che unisce la ricerca con la cura; la storia con l’empatia; i saperi tecnici con quelli umanistici.
Leggi l’articolo della prof. Fiorella Di Donato cliccando su letteraturaenoi.it
Questa dinamica risuona profondamente con ciò che avviene nei CPIA, dove la scrittura è spesso un ponte tra biografie interrotte, percorsi migratori complessi o identità professionali da ricostruire. L’istruzione degli adulti è infatti un territorio in cui la parola permette di dare ordine al vissuto, restituire dignità ai percorsi lavorativi e ritrovare una cittadinanza piena. In questo senso, la scrittura diventa un atto di “giustizia narrativa”: uno strumento per non disperdere la memoria e, allo stesso tempo, per riappropriarsi del presente. Il laboratorio descritto nell’articolo non è solo un modello replicabile; è la dimostrazione di come la formazione – in ogni età della vita – possa trasformarsi in un’esperienza di consapevolezza e di diritti. È un invito a rimettere al centro la parola non come ornamento, ma come strumento di lettura del mondo, di interpretazione delle ingiustizie, di costruzione di nuovi orizzonti.
Nell’ecosistema dell’istruzione degli adulti, dove convivono lingue, culture, storie e competenze differenti, percorsi come quello presentato da Di Donato mostrano come la scuola possa davvero essere luogo di incontro tra memoria e futuro, tra esperienza e possibilità. E ricordano a tutti noi che ogni processo formativo, per essere autenticamente trasformativo, deve restare fedele alla sua natura di spazio critico, dialogico, aperto.
A questo link il lavoro completo degli studenti