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FIERIDA

FIERIDA 2026, a Termoli la scuola degli adulti si interroga sul futuro dell’educazione

Pubblicato il 5 Ottobre 2026

Dal 7 al 9 ottobre Termoli ospita l’undicesima edizione della Fiera dell’Istruzione degli Adulti. Al centro del confronto l’intelligenza artificiale, ma anche le grandi questioni dell’apprendimento permanente: inclusione, competenze, innovazione didattica e istruzione in carcere.

Tra gli appuntamenti, il seminario sulla scuola come luogo di rigenerazione con il contributo di Lucia Antonia Pacini del CPIA 2 Milano.

C’è una scuola che raramente finisce sulle prime pagine dei giornali, ma che racconta forse meglio di altre le trasformazioni della società italiana. È la scuola degli adulti; quella di chi torna a studiare dopo anni, di chi deve ricostruire il proprio percorso formativo, di chi arriva in Italia e deve imparare una nuova lingua, di chi cerca nuove competenze per affrontare un mercato del lavoro che cambia e di chi, anche dopo una lunga interruzione, decide che imparare è ancora possibile.

È su questa scuola che dal 7 al 9 ottobre 2026 si accenderanno i riflettori di FIERIDA, la Fiera dell’Istruzione degli Adulti, che quest’anno si svolgerà a Termoli, presso l’Università degli Studi del Molise e l’IPSEOA “Federico II di Svevia”. Promossa dalla RIDAP, la Rete Italiana Istruzione degli Adulti per l’Apprendimento Permanente, la manifestazione rappresenta uno dei principali appuntamenti nazionali dedicati al sistema dell’istruzione degli adulti e all’apprendimento permanente.

Il titolo scelto per questa undicesima edizione è già, in sé, una dichiarazione di intenti: “Intelligenza artificiale e apprendimento negli adulti: scenari, rischi, opportunità”. Non si tratta soltanto di discutere dell’ultima tecnologia entrata nelle aule; il tema dell’intelligenza artificiale diventa piuttosto l’occasione per interrogarsi su come stia cambiando il modo stesso di apprendere, insegnare, lavorare e partecipare alla società.

L’AI, del resto, è già entrata nella quotidianità educativa. Può aiutare a personalizzare i percorsi, sostenere l’apprendimento linguistico, costruire materiali didattici, facilitare l’accesso alle informazioni e accompagnare processi di orientamento e riconoscimento delle competenze. Ma apre anche interrogativi che non possono essere liquidati con un entusiasmo tecnologico di maniera: quali competenze resteranno centrali? Quale sarà il ruolo dell’insegnante? Come evitare che l’innovazione produca nuove forme di esclusione? E soprattutto, come utilizzare strumenti sempre più potenti senza delegare alle macchine ciò che rimane responsabilità delle persone?

Sono domande che attraverseranno le tre giornate di FIERIDA, attraverso conferenze, tavole rotonde, seminari, workshop e laboratori. Il programma mette infatti insieme dimensioni differenti dell’istruzione degli adulti: dall’intelligenza artificiale alla formazione a distanza, dal riconoscimento delle competenze dei cittadini con background migratorio alle opportunità offerte dal nuovo Erasmus+, fino alle esperienze concrete sviluppate dai CPIA nei diversi territori.

In questo quadro, accanto alla grande questione dell’innovazione tecnologica, trova spazio una delle dimensioni più delicate dell’istruzione degli adulti: la scuola in carcere.

Nel programma di FIERIDA è previsto infatti il panel “L’istruzione nel sistema penitenziario: la scuola come luogo di rigenerazione”, in programma nella seconda giornata della manifestazione. Il confronto riunirà rappresentanti delle istituzioni penitenziarie, del sistema educativo e delle realtà impegnate nei percorsi di istruzione in carcere; tra gli interventi figura anche Lucia Antonia Pacini, del CPIA 2 Milano, che porterà il contributo dedicato a “La cura educativa in carcere”.

La presenza di questo tema all’interno di FIERIDA è tutt’altro che marginale: se infatti l’intelligenza artificiale rappresenta una delle grandi trasformazioni che stanno investendo l’educazione, l’esperienza della scuola in carcere ricorda che la tecnologia non può essere separata dalla domanda fondamentale sul significato dell’educare. In un contesto nel quale la libertà personale è sospesa e le biografie sono spesso segnate da marginalità, fragilità e percorsi di esclusione, l’istruzione assume infatti una funzione che va ben oltre la semplice acquisizione di competenze.

È proprio su questo terreno che si colloca il lavoro di ricerca sviluppato dal CRRS&S CPIA Lombardia e documentato attraverso SaperinRete, il portale dedicato alla ricerca, alla sperimentazione e alla condivisione delle esperienze dei CPIA lombardi. Il Centro ha recentemente dedicato uno dei Quaderni della ricerca al tema “La cura educativa in carcere. L’istruzione carceraria tra pena e rieducazione”, a cura di Corrado Cosenza, con una presentazione della stessa Lucia Pacini e un insieme di contributi pedagogici, riflessioni ed esperienze sul significato della scuola dentro il sistema penitenziario.

Il fatto che questa riflessione trovi spazio nel programma di FIERIDA permette così di leggere il tema della cura educativa non come un capitolo separato, ma come parte integrante della discussione sul futuro dell’istruzione degli adulti. Perché innovare la scuola significa certamente interrogarsi sulle tecnologie, ma significa anche capire come continuare a garantire a ogni persona la possibilità di apprendere, anche quando le condizioni di partenza sono particolarmente difficili.

Ed è forse proprio questo il filo che tiene insieme le diverse anime della manifestazione. L’adulto che torna a studiare dopo molti anni, la persona migrante che deve acquisire una nuova lingua e vedersi riconosciute competenze maturate altrove, il lavoratore che ha bisogno di aggiornarsi, la persona detenuta che trova nella scuola uno spazio diverso da quello imposto dall’istituzione penitenziaria; storie differenti, ma accomunate dalla necessità di non considerare l’apprendimento come una fase conclusa della vita.

L’idea di apprendimento permanente parte da qui. Non esiste più, infatti, una stagione della vita nella quale si studia e una successiva nella quale semplicemente si applica ciò che si è imparato. Le trasformazioni del lavoro, della società e delle tecnologie obbligano tutti a continuare ad apprendere; e proprio per questo l’istruzione degli adulti diventa una componente strategica delle politiche educative, sociali e del lavoro.

FIERIDA proverà a mettere a fuoco questa trasformazione da prospettive diverse. La giornata inaugurale sarà dedicata anche alla riflessione sulla “Rivoluzione algoritmica” e sulle prospettive di sviluppo del sistema; nei giorni successivi si alterneranno momenti dedicati all’innovazione digitale e alla FAD, al riconoscimento delle competenze, all’integrazione dei cittadini con background migratorio, alle reti territoriali e alle esperienze maturate nei CPIA.

Non mancherà nemmeno una dimensione più operativa, con workshop nei quali l’intelligenza artificiale verrà affrontata non soltanto come oggetto di riflessione, ma come strumento da sperimentare nei percorsi educativi. È una scelta importante; perché la vera sfida per la scuola non sarà decidere se usare o meno l’AI, ma imparare a utilizzarla mantenendo al centro la persona, la relazione educativa e la capacità critica.

In questo senso, l’istruzione degli adulti potrebbe trovarsi ancora una volta davanti a una delle sue caratteristiche più preziose: essere un laboratorio nel quale le grandi trasformazioni sociali vengono misurate non sulla base delle tecnologie disponibili, ma sulla loro capacità di migliorare concretamente la vita delle persone.

Per tre giorni, a Termoli, sarà dunque in gioco qualcosa di più di un confronto sull’ultima frontiera tecnologica.

FIERIDA 2026 sarà un’occasione per capire se la scuola degli adulti saprà attraversare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale senza perdere ciò che costituisce la sua ragione più profonda: offrire a ciascuno, indipendentemente dall’età e dalla propria storia, la possibilità di tornare ad apprendere e, attraverso l’apprendimento, di immaginare un futuro diverso.

Ed è forse proprio questa la sfida più interessante che parte da Termoli: non chiedersi soltanto che cosa l’intelligenza artificiale potrà fare per la scuola, ma quale scuola vogliamo costruire mentre l’intelligenza artificiale cambia il mondo intorno a noi.