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Categoria: SPECIALE

Chiamami con il mio nome – i 50 anni della riforma carceraria

ISTRUZIONE PENITENZIARIA SPECIALE

Fino al 1975 i condannati non avevano un nome, né potevano indossare abiti civili. Ai loro figli, se minorenni di diciotto anni, non era consentito visitarli in carcere: così stabiliva il Regio Decreto del 18 giugno 1931, n. 787 – Regolamento per gli istituti di prevenzione e pena – firmato da Vittorio Emanuele III, Benito Mussolini e dal guardasigilli Alfredo Rocco. Si trattava di un regolamento minuzioso, composto da 332 articoli, corredato da tabelle che indicavano con precisione le grammature del vitto da somministrare ai detenuti secondo lo stato di salute: “sano”, “minorato”, “affetto da tubercolosi” e così via. Il comportamento dei ristretti, che fossero in attesa di giudizio o condannati in via definitiva, era descritto nei minimi particolari: dall’obbligo di assistere alle funzioni religiose cattoliche al modo in cui ci si doveva rivolgere alle guardie. Ai secondini e alle “autorità” si parlava dando del “lei”, in segno di rispetto; ma per richiamare un detenuto bastava un “voi”, ben più ruvido e impersonale. Il lavoro era obbligatorio e retribuito, mentre le infrazioni venivano punite con la dieta a pane e acqua e la notte trascorsa sul tavolaccio. Eravamo ben lontani dall’articolo 27 della Costituzione, che sancisce come “le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Bisogna attendere il luglio 1975 perché si scriva, per la prima volta, che “i detenuti e gli internati sono chiamati o indicati con il loro nome”. Quell’anno – il 1975 –  fu un tempo di grandi mutamenti e di forte impulso riformatore. A marzo la legge n. 39 aveva anticipato la maggiore età da ventuno a diciotto anni; a maggio la riforma del diritto di famiglia sanciva la parità tra i coniugi, la potestà genitoriale (non più “patria potestà”) e i diritti dei figli nati fuori dal matrimonio. In luglio, infine, venne pubblicata la legge n. 354, Norme sull’ordinamento penitenziario e sull’esecuzione delle misure privative e limitative della libertà, il cui decreto attuativo sarebbe stato emanato l’anno successivo. Non si trattava più di un semplice regolamento che lasciava ampia discrezionalità a chi dirigeva gli “stabilimenti penali”, ma di una legge vera e propria, che per la prima volta limitava in modo sostanziale il potere dell’amministrazione carceraria. Fin dall’articolo 1 si stabiliva che le persone detenute non dovessero essere private della loro identità e che venissero chiamate per nome. Il trattamento, inoltre, doveva tendere alla rieducazione del condannato anche attraverso i contatti con l’esterno. Le porte si aprivano simbolicamente: interno ed esterno cominciavano a comunicare. Da questa riforma possiamo ricavare almeno tre salti qualitativi che ancora oggi ne definiscono la portata storica e civile della legge: Il primo riguarda la centralità della persona detenuta. L’articolo 1 della legge 354/1975 afferma che il trattamento deve essere “conforme ad umanità” e “assicurare il rispetto della dignità della persona”, prevedendo che i detenuti siano “chiamati o indicati con il loro nome” e che il percorso penitenziario si ispiri a un principio rieducativo anche attraverso i contatti con l’ambiente esterno. È la fine del numero di matricola e l’inizio del riconoscimento dell’identità: non più un soggetto da controllare, ma una persona con una biografia e una possibilità di rinascita. Il secondo salto è l’individualizzazione del trattamento, un principio che segna la rottura definitiva con l’uniformità punitiva del passato. Ogni percorso deve essere calibrato sulle caratteristiche del condannato, tenendo conto delle sue attitudini, capacità e bisogni. L’articolo 15 elenca gli elementi concreti del trattamento: istruzione, formazione professionale, lavoro, attività culturali, ricreative e sportive, esercizio della religione, contatti con la famiglia e con la società civile. In questa cornice, il detenuto diventa il centro del sistema, non più oggetto passivo ma soggetto attivo del proprio cambiamento. Il terzo salto qualitativo è l’apertura del carcere al territorio, attraverso la collaborazione dell’Amministrazione Penitenziaria con enti locali, associazioni, scuole, università, parrocchie e istituzioni culturali. La rieducazione, infatti, non è più confinata entro le mura dell’istituto, ma si alimenta del dialogo con la comunità esterna. L’articolo 28 della legge prevede la partecipazione di soggetti pubblici e privati alle attività educative, lavorative e culturali dei detenuti, ponendo le basi per una nuova visione: il carcere come parte integrante della società, non come suo scarto o confine. Questa prospettiva, già allora rivoluzionaria, anticipava la moderna concezione di giustizia riparativa. L’idea che la pena possa diventare uno spazio di restituzione sociale, di riconciliazione e di costruzione di competenze, non di mera espiazione, trovava qui le sue radici giuridiche. Non mancarono, tuttavia, le difficoltà di attuazione. Nei decenni successivi, sovraffollamento e carenza di risorse hanno ostacolato la diffusione di buone pratiche: secondo l’associazione Antigone, solo un detenuto su quattro partecipa ad attività formative o culturali. Eppure la legge 354 ha inciso nel profondo del diritto e della coscienza civile, restituendo nome e dignità a chi ne era stato privato. Col tempo, però, la spinta riformatrice si è affievolita. Già negli anni Ottanta la legge Gozzini del 1986 aveva segnato una svolta ambivalente: da un lato ampliava i percorsi di reinserimento, dall’altro introduceva nuovi dispositivi di controllo, come il regime di sorveglianza particolare (art. 14-bis). Negli anni Novanta, poi, gli articoli 4-bis e 41-bis dell’Ordinamento Penitenziario hanno consacrato la stagione dell’“involuzione securitaria”, privilegiando la difesa sociale rispetto alla funzione rieducativa. Da allora l’asse culturale dell’esecuzione penale si è spostato: i diritti hanno ceduto terreno alla sicurezza, e il carcere rischia di tornare a essere strumento di paura più che di rinascita. La giurisprudenza costituzionale ha tentato di arginare queste derive: oltre duecento sentenze dal 1975 a oggi hanno progressivamente ampliato la tutela dei diritti delle persone recluse. Dalla pronuncia n. 26 del 1999, che afferma la necessità di garantire la salute psichica del detenuto, alla n. 99 del 2019, che estende la possibilità dei benefici penitenziari anche a chi non collabora con la giustizia se prova di essersi dissociato dal crimine, la Corte ha costantemente riaffermato un principio: la dignità umana non è sospesa dalla condanna. Tuttavia, questo attivismo giurisprudenziale supplisce a una politica spesso inerte. Oggi, più che

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Siamo a Verona per il Job-Orienta 2024

SPECIALE

Il nostro Centro di Ricerca “SaperinRete” è ospite a Verona in occasione della   33/a edizione di Job&Orienta, il salone internazionale dedicato all’orientamento, alla scuola, alla formazione e al lavoro. Una Kermesse che ha aperto le sue porte trasformando la città in un vero crocevia di idee e innovazione. Il tema di quest’anno, “Persone, cultura, tecnologie. Per un nuovo Umanesimo europeo”, punta i riflettori su come le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale stiano rivoluzionando il mondo dell’educazione e del lavoro, proponendo una sfida entusiasmante: quella di un dialogo armonico tra l’evoluzione tecnologica e i valori umanistici. L’idea del “nuovo Umanesimo europeo” è più che una visione: è un progetto per il futuro, che mira a conciliare l’innovazione con la centralità della persona. Non si tratta di guardare nostalgicamente al passato, ma di re-immaginare i valori tradizionali della cultura europea per renderli rilevanti di fronte alle sfide contemporanee. Questo nuovo umanesimo vuole che la tecnologia diventi un potente alleato dell’essere umano, capace di stimolare creatività e crescita personale, invece di alienare e uniformare. È una visione che mette al centro l’educazione, trasformandola in uno strumento per formare cittadini consapevoli, pronti ad affrontare un contesto sociale e professionale sempre più influenzato dall’intelligenza artificiale e dalle tecnologie emergenti. All’inaugurazione ufficiale hanno partecipato personalità di spicco del governo, tra cui Giuseppe Valditara, Ministro dell’Istruzione e del Merito il quale a più riprese ha evidenziato la necessità di un impegno forte e costante da parte delle istituzioni per affrontare le sfide moderne del sistema educativo e del lavoro, cercando di armonizzare la rapida innovazione tecnologica con l’attenzione alla persona e alla qualità della formazione. I numeri dell’edizione 2024 sono imponenti: oltre 420 realtà partecipanti, tra cui 7 Ministeri, 19 Regioni, 140 accademie e università (di cui 30 atenei stranieri), scuole, enti di formazione professionale, Its-Istituti Tecnologici Superiori, agenzie per il lavoro, associazioni di categoria, sindacati e imprese. Un panorama ampio e diversificato che testimonia la volontà di tracciare una strada condivisa, in cui il dialogo tra scuola, università e mondo del lavoro diventi il pilastro di un futuro più equo e innovativo.

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Assemblea Nazionale CRR&S CPIA

CPIA EVENTI MIM - USR - UST SPECIALE

Saperi in Rete partecipa all’Assemblea Nazionale della Rete dei Centri Regionali di Ricerca, Sperimentazione e Sviluppo nell’ambito del secondo incontro del Gruppo Tecnico di Lavoro del Progetto OCSE sul tema “Migliorare il riconoscimento dei crediti e la personalizzazione dei percorsi formativi nei CPIA”. Partecipano dirigenti e rappresentanti del Ministero dell’Istruzione e del Merito – Direzione Generale per gli ordinamenti scolastici, la valutazione e l’internazionalizzazione del sistema nazionale di istruzione – Ufficio IV – Ordinamenti dei percorsi dell’istruzione tecnica, dell’istruzione professionale, dell’istruzione tecnica superiore e dell’istruzione per gli adulti. Questo incontro nazionale, organizzato dall’USR Sicilia, si svolgerà nei prossimi tre giorni e includerà attività di gruppo e momenti di confronto con rappresentanti dell’INAPP e docenti universitari. L’obiettivo principale è quello di dare nuovo slancio alle significative attività dei CRRS&S e del Gruppo di Lavoro del progetto OCSE. Per la Lombardia, la nostra direttrice Lucia Pacini che tiene un intervento sulla questione legata alle “Esperienze finalizzate all’aumento dell’attrattività dei percorsi IdA” LOCANDINA DEPLIANT CONVEGNO 

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Intervista alla Dirigente Lorella Finotti Cpia 2 Varese

INTERVISTE SPECIALE

Gli sforzi didattici nel tempo della pandemia, le azioni di supporto ai docenti, i progetti in cantiere… questo ed altro nel secondo faccia a faccia con i dirigenti dei CPIA della Lombardia. Un giro di interviste per conoscere quanto lavoro c’è dentro le nostre scuole chiamate ad una mission sempre più cruciale nel nostro paese ovvero muoversi in sinergia con il territorio lavorando in rete al fine di migliorare negli adulti  le conoscenze, le capacità e le competenze, in una prospettiva personale, civica, sociale e occupazionale. Ricordiamo il core educativo dei CPIA: essi costituiscono una tipologia di istituzione scolastica autonoma dotata di un proprio organico e di uno specifico assetto didattico e organizzativo. I CPIA svolgono le seguenti attività: Percorsi di Istruzione degli adulti, Iniziative di ampliamento dell’offerta formativa, Attività di ricerca, sperimentazione e sviluppo in materia di istruzione degli adulti. Lorella Finotti, dirigente del Cpia Varese 2 “Tullio de Mauro” in dialogo con la direttrice del CRR&S Lucia Pacini ci racconta scenari e prospettive del proprio istituto che in questi anni è diventato un hub educativo strutturato all’interno di un territorio demograficamente significativo con oltre 800 mila abitanti. La provincia di Varese  – si legge nel PTOF – si trova al quarto posto, dopo Milano, Brescia e Bergamo per la presenza di migranti extracomunitari, tenuto conto che in Lombardia risiede circa il 23% del totale nazionale. Il C.P.I.A. 2 Varese opera nella parte centro-settentrionale della provincia con corsi ordinari nelle sedi di Varese, Gavirate e Tradate e punti di erogazione in altri Comuni nei quali si attivano corsi in collaborazione con l’ente locale e altre associazioni.  Inoltre il C.P.I.A. ha stabilito accordi di rete con gli ISIS “I. Newton”, “F. Daverio-N. Casula”, “Einaudi” e il Liceo Artistico “Frattini” di Varese, per l’erogazione di corsi serali di secondo livello ai quali afferisce un’utenza da tutta la parte centro settentrionale della Provincia. L’area d’intervento afferisce ai comuni che fanno capo agli Uffici di Piano di Luino, Tradate, Azzate, Varese, Arcisate e Cittiglio.   Sito web: https://www.cpiavarese.edu.it/  

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Bergamo 2: Percorsi di Cittadinanza Digitale 2.0

SPECIALE

Sono aperte le iscrizioni  – presso il Cpia Bergamo 2 – per i nuovi corsi di informatica rivolti ad adulti che vogliono avvicinarsi al mondo del digitale o che vogliono accrescere le competenze informatiche e digitali. Sono attivate 2 tipologie di corsi: Cittadinanza Digitale (30 ore) maggiori informazioni Corso per la Certificazione Informatica (50 ore) maggiori informazioni I corsi vengono attivati al raggiungimento del numero minimo di 10/15 iscritti a seconda del modulo formativo scelto. Se sei interessato puoi iscriverti cliccando qui (Seleziona il percorso Alfabetizzazione funzionale – CORSI DI INFORMATICA)   ___________________________________________________________________________   Approfondimento Digitale, Italia in ritardo su formazione e solo 46% adulti con competenza di base (fonte: AdnKronos) Nel mondo è in corso una vera e propria rivoluzione industriale causata dall’ingresso delle tecnologie digitali nel comparto manifatturiero e in quello agricolo. Una rivoluzione che presenta numerose opportunità di leadership internazionale per l’Italia e per le sue aziende, ma anche molteplici sfide a cui rispondere in maniera coordinata tra Istituzioni, Aziende e stakeholder. Su tutte, quella delle competenze: elemento necessario per le aziende per essere competitive in mercati sempre più dinamici e come leva per garantire una maggiore inclusione economico e sociale. È questo il principio che ha guidato la realizzazione dello Studio “Verso un New Deal delle Competenze in ambito agricolo e industriale”, elaborato da The European House – Ambrosetti in collaborazione con Philip Morris Italia, presentato oggi nell’ambito del Forum di The European House – Ambrosetti, in una conferenza stampa cui hanno preso parte anche Marco Hannappel (Presidente e Amministratore Delegato, Philip Morris Italia) e l’Advisor scientifico e portavoce dell’iniziativa Claudio De Vincenti (Presidente, Aeroporti di Roma). La ricerca si è posta l’obiettivo di definire gli elementi per un New Deal delle competenze legate alle tecnologie 4.0. L’Italia mostra infatti un forte ritardo sulla formazione digitale, sia per quanto riguarda la formazione in ingresso che per quanto riguarda la formazione permanente. Questo, tuttavia, in un contesto di rapida trasformazione tecnologico- produttiva: una vera e propria nuova rivoluzione industriale, che riguarda sia il settore manifatturiero che quello agricolo, con l’introduzione di tecnologie digitali ed automazione in entrambi i comparti. La ricerca ha quindi analizzato i principali trend tecnologici legati alla digitalizzazione in manifattura e agricoltura per individuare le relative competenze richieste, tramite un’azione di analisi e dialogo con aziende, istituzioni e territori. L’Italia risulta in ritardo sulle competenze digitali, sia per quanto riguarda la formazione in ingresso che per quanto riguarda la formazione permanente. Il Paese risulta 24esimo su 27 nell’indice Digital Economy and Society Index (Desi) della Commissione Europea, con una performance particolarmente deludente sul fronte del capitale umano digitale. Il ritardo digitale del Paese è particolarmente forte nelle competenze , dove l’Italia si posiziona terzultima in Europa con appena il 46% della popolazione adulta con competenze digitali di base. Il ritardo è confermato da una serie di altri indicatori chiave, tra cui il numero di laureati in corsi di laurea Ict e discipline Stem (Science, Technology, Engineering, Mathematics), con anche un importante divario di genere (solo il 17% dei professionisti Ict è donna). link https://www.entilocali-online.it/digitale-italia-in-ritardo-su-formazione-e-solo-46-adulti-con-competenza-di-base/

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Catania: Seminario sulle sinergie e criticità sull’istruzione penitenziaria

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Il Progetto Saperinrete sbarca a Catania nel contesto del seminario di studio dal titolo “Istruzione ed esecuzione penale – Sinergie – Condivisioni – Criticità” svoltosi nella città etnea il 22, 23 e 24 novembre 2022 promosso dal Gruppo di lavoro interregionale per il miglioramento dell’offerta di istruzione negli istituti penitenziari e organizzato dall’USR per la Sicilia, capofila del gruppo di lavoro. La nostra redazione ha partecipato come Centro di Ricerca dei Cpia della Lombardia. Il Gruppo di lavoro interregionale era costituito dai referenti Istruzione Degli Adulti degli UU.SS.RR. di Lombardia, Piemonte, Sardegna, Sicilia, Veneto e dai rappresentanti dei Centri Regionali di Ricerca, Sperimentazione e Sviluppo.       Nel corso dei lavori (alleghiamo il programma di seguito), ci si è concentrati sui temi ruotanti il rapporto tra diritto alla formazione in regime di restrizione della libertà: un tema delicato che impatta sulla vita e la dignità del detenuto, sulle relazioni educative che ne conseguono. Vale la pena ricordare quanto è sancito nella dichiarazione dei diritti dell’uomo (art.26) Ogni individuo ha diritto all’istruzione. L’istruzione deve essere gratuita almeno per quanto riguarda le classi elementari e fondamentali. (…) L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali Un diritto che – ribadito dal nostro ordinamento – impone una strategia ri-educativa orientata al positivo, alla costruzione di nuove opportunità anche per coloro che sono nella condizione carceraria.   Approfondimenti Il diritto Allo studio in regime restrittivo delle libertà  – di Caterina TOMBA Report CPIA Lombardia (Marzo 2021) – Report del Progetto Istruzione penitenziaria: una direzione condivisa Allegato: Programma seminario Catania – istruzione ed esecuzione  

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