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Giornata dell’alfabetizzazione digitale

#DIARIODIGITALE FORMAZIONE NOTIZIE

Non basta saper accendere un dispositivo. Non basta navigare tra app e piattaforme con la disinvoltura di chi è cresciuto con uno smartphone in mano. L’alfabetizzazione digitale — quella vera, quella che conta — è qualcosa di più esigente e, per certi versi, di più antico: è la capacità di interrogare ciò che si vede, di valutare ciò che si legge, di comprendere le implicazioni etiche di ciò che si fa ogni volta che si entra in rete. La Giornata internazionale per l’apprendimento digitale offre ogni anno l’occasione per riportare al centro del dibattito pedagogico una questione che troppo spesso rimane ai margini: non come si usa la tecnologia, ma come si abita il mondo digitale con consapevolezza critica. Una distinzione che non è sottigliezza teorica, ma differenza sostanziale tra un utente passivo e un cittadino pensante. Oltre la tecnica: il pensiero come bussola L’equivoco più diffuso nell’educazione digitale è di natura strumentale. Si tende a misurare la competenza digitale in termini di padronanza tecnica — saper usare un foglio di calcolo, costruire una presentazione, orientarsi tra le funzioni di un software — come se la familiarità con gli strumenti fosse già, di per sé, comprensione del mezzo. Ma la tecnologia non è neutrale, e l’ambiente digitale non è uno spazio innocente: è un ecosistema costruito da scelte progettuali, interessi economici, algoritmi che selezionano, amplificano e talvolta distorcono la realtà. Formare alla digitalizzazione critica significa dunque insegnare a valutare la credibilità di una fonte prima di condividerla, a riconoscere i meccanismi di manipolazione dell’informazione, a comprendere i rischi — per la privacy, per la reputazione, per il benessere psicologico — che abitano la rete. Significa, in ultima analisi, trasferire nell’ambiente digitale quelle stesse categorie di giudizio che da secoli la scuola coltiva nell’analisi dei testi, nella lettura della storia, nel ragionamento scientifico. La domanda che ogni insegnante dovrebbe porsi non è «i miei alunni sanno usare internet?», ma «i miei alunni sanno leggere internet?».   Il ruolo dell’insegnante: mediatore e modello In questo scenario, il docente non è chiamato a essere un tecnico dell’informatica, né un esperto di cybersecurity. È chiamato a fare ciò che sa fare meglio: mediare tra l’esperienza del mondo e la sua comprensione critica. Portare in classe la domanda prima della risposta. Insegnare il dubbio come metodo. Questo implica una trasformazione del proprio profilo professionale che non è né automatica né indolore. Richiede la disponibilità a mettersi in discussione, a rivedere le proprie pratiche didattiche, a esplorare strumenti e contesti che spesso si collocano al di là della propria formazione iniziale. Ed è precisamente su questo terreno che si inserisce il contributo della Commissione europea con lo strumento SELFIE per gli insegnanti — uno strumento di autovalutazione che consente a ciascun docente di rispecchiare le proprie pratiche digitali, individuare i punti di forza e le aree di sviluppo, ricevere indicazioni personalizzate per crescere. Non un test, non una classificazione. Piuttosto, uno specchio. L’invito a guardarsi con onestà professionale e a trasformare quella consapevolezza in azione didattica.   Integrare, non aggiungere Il rischio più concreto nell’approccio all’educazione digitale è quello dell’addizione: aggiungere un’ora di “cittadinanza digitale” al curricolo già sovraccarico, trattare le competenze digitali come un modulo separato, un adempimento formale da spuntare su una lista. Questo approccio non funziona, per la semplice ragione che il digitale non è un compartimento stagno della vita degli studenti: è l’aria che respirano, il contesto in cui costruiscono relazioni, identità, opinioni. L’integrazione efficace delle competenze digitali nell’apprendimento quotidiano passa invece attraverso la trasversalità: analizzare le fonti in storia come in scienze, riconoscere la propaganda visiva in una lezione di arte come in educazione civica, discutere di privacy e consenso in italiano come in tecnologia. La competenza digitale critica non si insegna: si pratica, si esercita, si incorpora nelle abitudini cognitive degli studenti attraverso una didattica consapevole e intenzionale.   Una posta in gioco civile C’è una dimensione che eccede il perimetro scolastico e che vale la pena nominare con chiarezza. La capacità di orientarsi criticamente nell’ecosistema dell’informazione digitale non riguarda soltanto il rendimento scolastico o le prospettive professionali degli studenti: riguarda la tenuta democratica delle nostre società. Un’opinione pubblica incapace di distinguere un’analisi affidabile da un contenuto manipolato, una notizia verificata da una bufala costruita ad arte, è un’opinione pubblica esposta a rischi che la politica da sola non può contenere. La scuola — lo si dice troppo raramente, e con troppa poca convinzione — è il luogo in cui si forma il tessuto cognitivo della democrazia. Educare alla lettura critica del mondo digitale è, in questo senso, un atto politico nel significato più alto e più nobile del termine: contribuire alla formazione di cittadini che non delegano il pensiero agli algoritmi, ma lo esercitano come un diritto e come una responsabilità. In fondo, l’alfabetizzazione — in qualsiasi forma, su qualsiasi supporto — ha sempre avuto questa ambizione: non solo trasmettere strumenti, ma consegnare alle nuove generazioni la capacità di stare nel mondo con gli occhi aperti.

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Alfabetizzazione e competenze di base: un orizzonte educativo condiviso tra scuola, famiglia e comunità

FORMAZIONE NOTIZIE

In un’epoca in cui l’accesso all’informazione è pressoché illimitato, l’alfabetizzazione continua a rappresentare una delle competenze fondamentali su cui si gioca il destino formativo, sociale e professionale delle nuove generazioni. Ma leggere e scrivere, oggi, non significa solo decifrare simboli e riprodurre suoni: significa comprendere, interpretare, selezionare, comunicare. Significa abitare consapevolmente il proprio tempo. La European School Education Platform ha recentemente pubblicato un’analisi che punta a rafforzare l’attenzione verso le competenze alfabetiche di base, offrendo una panoramica di buone pratiche, evidenze e strumenti formativi. Il punto di partenza è chiaro: l’alfabetizzazione si costruisce sin dalla prima infanzia, si alimenta nelle relazioni significative, si consolida grazie a un approccio integrato tra scuola e contesto di vita. Alfabetizzazione precoce e sviluppo delle competenze cognitive Numerosi studi dimostrano come l’acquisizione precoce delle abilità linguistiche rappresenti un potente predittore del successo scolastico e, in prospettiva, della partecipazione attiva alla vita democratica. Parlare, ascoltare, raccontare, leggere a voce alta: sono tutti atti semplici e quotidiani che, se coltivati, determinano una solida base per l’apprendimento. Non si tratta solo di una questione di metodo, ma di visione educativa: offrire fin dai primi anni di vita ambienti ricchi di stimoli verbali e narrativi significa permettere ai bambini di sviluppare il pensiero simbolico, la capacità di astrazione, la memoria semantica. In questo senso, la scuola dell’infanzia e i primi anni della primaria giocano un ruolo cruciale, così come la formazione degli insegnanti su approcci pedagogici capaci di coniugare gioco, esplorazione e costruzione del linguaggio. Digitalizzazione e nuove sfide per la comprensione Se da un lato le tecnologie digitali hanno moltiplicato l’accesso alle fonti e democratizzato il sapere, dall’altro pongono nuove sfide legate alla frammentazione dell’attenzione, alla superficialità della lettura e alla ridotta capacità di analisi critica. L’articolo europeo insiste sull’importanza di educare i giovani non solo a usare gli strumenti digitali, ma a farlo con competenza e consapevolezza, sviluppando quella che viene definita “literacy digitale”. Leggere in rete non equivale a leggere su carta: servono strategie diverse, capacità di decostruire l’informazione, di distinguere i generi, di valutare l’affidabilità delle fonti. A tal fine, occorrono percorsi scolastici che integrino le tecnologie senza sostituirle tout court alla lettura lineare e approfondita, puntando su un’educazione alla cittadinanza informativa e ai linguaggi della contemporaneità. Link – https://school-education.ec.europa.eu/en/discover/news/literacy-basic-skills-summary?prefLang=it&pk_campaign=esep-may25-n1&pk_source=esep-newsletter&etrans=it Famiglie e territori: la comunità educante come alleato strategico La responsabilità dell’educazione all’alfabetizzazione non può essere delegata alla sola scuola. I dati riportati nel documento europeo mostrano come vi sia una correlazione diretta tra il livello di istruzione dei genitori e le competenze linguistiche dei figli, confermando l’urgenza di politiche capaci di coinvolgere famiglie e comunità locali. Iniziative come le biblioteche di quartiere, i laboratori di lettura, le reti di genitori-lettori e i festival della narrazione rappresentano occasioni preziose per diffondere una cultura del libro e della parola, soprattutto nei contesti più fragili. Parlare di alfabetizzazione, quindi, significa anche fare i conti con la povertà educativa, promuovere l’inclusione, garantire pari opportunità di accesso alla cultura scritta. In quest’ottica, diventa fondamentale attivare sinergie tra scuola, servizi sociali, enti locali e terzo settore, per costruire una vera e propria comunità educante diffusa. Docenti protagonisti: formazione continua e didattica inclusiva L’articolo si chiude con un richiamo importante: nessuna strategia potrà risultare efficace senza un investimento concreto sullo sviluppo professionale dei docenti. La piattaforma europea mette a disposizione corsi, webinar, toolkit e percorsi di formazione per sostenere gli insegnanti nella sfida dell’insegnamento dell’alfabetizzazione, con un’attenzione particolare all’inclusività e alla personalizzazione degli apprendimenti. Oggi, più che mai, la scuola ha bisogno di professionisti riflessivi, capaci di osservare, adattare, innovare. Di docenti che sappiano riconoscere i bisogni dei propri alunni, offrire strumenti diversificati, attivare laboratori, letture condivise, scrittura collaborativa. L’alfabetizzazione, in questo scenario, diventa il primo e imprescindibile tassello per costruire una scuola davvero equa, attuale e trasformativa.

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Integrazione e Lavoro per le donne: parliamone

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L’inserimento delle donne straniere nel mercato del lavoro italiano è una sfida complessa e al contempo una straordinaria risorsa per il tessuto economico e sociale del nostro Paese. Sebbene il loro contributo sia ormai insostituibile in settori chiave come l’assistenza alla persona e i servizi domestici, permangono barriere strutturali che ne limitano le possibilità di crescita e piena integrazione. Secondo il XIV Rapporto “Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia” del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il tasso di occupazione degli stranieri non UE è in crescita, attestandosi al 60,7% nel 2023. Tuttavia, questo dato nasconde significative disparità di genere. Le donne non UE si fermano a un tasso di occupazione del 45,6%, ben al di sotto di quello degli uomini stranieri e delle donne italiane. Inoltre, il loro tasso di disoccupazione, pari al 13,8%, è più alto rispetto alla media nazionale, segnalando un problema di accesso al lavoro più che di volontà o capacità. Nonostante queste difficoltà, le donne straniere rappresentano una forza lavoro indispensabile in alcuni settori. Circa il 50% di loro è impiegato nell’ambito dei servizi domestici, dell’assistenza alla persona e delle pulizie. Questi ruoli, benché fondamentali per il funzionamento della società e per il sostegno alle famiglie, tendono a relegare le lavoratrici straniere a posizioni di bassa qualificazione e salari ridotti, perpetuando una condizione di svantaggio economico e sociale. Non va sottovalutato, inoltre, il fenomeno della “sovraqualificazione”: molte di queste donne possiedono titoli di studio e competenze professionali non riconosciuti o sottoutilizzati in Italia. Nel 2020, il 42,5% delle donne straniere risultava impiegato in lavori ben al di sotto del proprio livello di istruzione. Le ragioni di questo squilibrio sono molteplici. Da un lato, la mancata equiparazione dei titoli di studio e le difficoltà linguistiche limitano l’accesso delle donne straniere a impieghi più qualificati. Dall’altro, il mercato del lavoro italiano tende a confinare i lavoratori stranieri, e in particolare le donne, in settori meno valorizzati e più vulnerabili. Eppure, non mancano esempi virtuosi di integrazione. Iniziative come quelle promosse dalla Prefettura della Spezia, in collaborazione con CPIA e associazioni di categoria, offrono modelli da seguire. Progetti che combinano l’apprendimento della lingua italiana con la formazione professionale rappresentano un passo fondamentale per superare le barriere di accesso al lavoro. Inoltre, la collaborazione con associazioni imprenditoriali, come Confartigianato, consente di valorizzare le competenze delle donne straniere, favorendo il loro inserimento in settori artigianali e produttivi, spesso portatori di tradizioni e abilità uniche. La piena integrazione delle donne straniere nel mercato del lavoro non è solo una questione di giustizia sociale, ma anche una necessità economica. In una società che invecchia rapidamente e in cui la forza lavoro tende a diminuire, il contributo di queste lavoratrici può essere determinante per sostenere il sistema produttivo e il welfare italiano. Tuttavia, affinché ciò avvenga, è necessario un cambio di paradigma: politiche inclusive, riconoscimento delle competenze e un accesso più equo ai servizi di orientamento e formazione devono diventare priorità. Investire sulle donne straniere non significa solo offrire loro un’opportunità, ma costruire un futuro più equo e prospero per l’intera comunità. La loro storia non è solo quella di una forza lavoro, ma di una determinazione che arricchisce culturalmente ed economicamente il Paese. Ed è da qui che bisogna partire: riconoscere il loro valore per trasformarlo in un motore di crescita condivisa. Per approfondire Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: Rapporto “Gli stranieri nel mercato del lavoro in Italia” ISTAT: Rapporto annuale sull’occupazione femminile Cittadinanza Attiva: Percorsi di inclusione per donne migranti Dossier Statistico Immigrazione: Fondazione ISMU – Lavoro e integrazione Prefettura della Spezia: Integrazione e lavoro delle donne straniere

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Il Centro Per l’Impiego di Cinisello: un ponte tra cittadini e lavoro

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Il Centro per l’Impiego (CPI) di Cinisello Balsamo è molto più di un semplice servizio pubblico: è una porta aperta verso nuove possibilità, un vero trampolino di lancio per chi cerca di reinventarsi nel mondo del lavoro o per le aziende in cerca di talenti. Qui, ogni cittadino può ricevere supporto per la redazione del curriculum, orientamento e percorsi di tirocinio, creando così un percorso su misura per realizzare le proprie ambizioni. La sua azione si estende anche ai comuni limitrofi come Sesto San Giovanni e Paderno Dugnano, diventando un punto di riferimento per l’intero territorio. Il CPI è una declinazione del programma GOL (Garanzia Ocuupabilità dei Lavoratori), un’iniziativa innovativa pensata per riportare i cittadini nel mercato del lavoro con competenze nuove e aggiornate. GOL non è solo un programma di formazione, ma una vera e propria opportunità di riscatto: che si tratti di imparare l’inglese, acquisire competenze informatiche o specializzarsi in un nuovo ambito, GOL è lì per accompagnare ciascuno lungo il proprio percorso. Gli ultimi dati Nel 2023, più di 10.000 cittadini lombardi si sono iscritti al programma, segnando un incremento del 25% rispetto all’anno precedente. E i risultati sono tangibili: il 40% dei partecipanti ha trovato un impiego entro sei mesi dal completamento del percorso formativo, dimostrando l’efficacia di un approccio mirato e personalizzato. GOL non si ferma qui se pensiamo anche a chi ha più difficoltà, come gli over 55, i percettori di sussidi, le donne e i giovani under 30. Il programma è stato studiato per offrire risposte concrete a chi troppo spesso rimane ai margini del mercato del lavoro, abbattendo le barriere e offrendo nuove speranze.   Grazie a questo approccio, il tasso di disoccupazione tra gli over 55 è sceso del 15%, mentre tra le donne disoccupate la riduzione è stata del 10%. GOL rappresenta una garanzia reale per chi vuole mettersi in gioco, nonostante le difficoltà.   Opportunità di Lavoro e Portale Afol Metropolitana – La storia di “Salma”  Se si è alla ricerca di nuove opportunità lavorative, il portale Afol Metropolitana è un portale dove trovare tutte le offerte di lavoro disponibili sul territorio, potendo candidarsi in autonomia o inserire il proprio curriculum nella banca dati per farti notare dalle aziende. Questo strumento è pensato per chi non vuole rimanere indietro e desidera avere sempre sotto controllo le possibilità che il mercato locale offre. Facile da usare, aggiornato e chiaro: il portale è un punto di partenza ideale per chi vuole rilanciarsi nel mondo del lavoro. La storia di Salma è l’emblema di come il CPI possa davvero fare la differenza nella vita delle persone:  Salma è arrivata dal Marocco meno di due anni fa, ma grazie alla sua determinazione e al supporto del CPIA di Cinisello Balsamo, ha trasformato la sua vita. Dopo aver frequentato il corso di lingua italiana livello B1 presso il Centro Provinciale per l’Istruzione degli Adulti (CPIA) di Milano e aver seguito un corso di segreteria amministrativa e contabilità, Salma si sente pronta ad affrontare il mondo del lavoro in Italia. Questa è una storia di coraggio, di volontà e di opportunità colte al volo. Salma, grazie ai percorsi di formazione offerti, ha visto crescere le sue competenze e, con esse, le sue prospettive lavorative. È la prova concreta che, con il giusto supporto, è possibile superare le barriere e costruire un futuro migliore, anche partendo da zero in un paese nuovo.   Un Punto di Riferimento per il Territorio Il Centro per l’Impiego di Cinisello Balsamo è molto più di un ufficio di collocamento: è un vero e proprio hub di crescita personale e professionale, dove ogni individuo viene accolto, ascoltato e indirizzato verso il proprio percorso. L’obiettivo è chiaro: far fiorire le competenze di ciascuno e favorire l’inclusione nel mercato del lavoro, contribuendo al benessere sociale e allo sviluppo economico di tutto il territorio. Secondo i dati forniti dalla Regione Lombardia, il rafforzamento dei centri per l’impiego è parte integrante del Piano Regionale per il Lavoro. Nel 2023, la Regione ha stanziato fondi aggiuntivi per potenziare i servizi di orientamento e le infrastrutture, puntando a raggiungere un numero sempre maggiore di cittadini e a offrire un supporto ancora più mirato e personalizzato. In questo scenario, il CPIA di Cinisello Balsamo si conferma un punto di riferimento cruciale per l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, capace di rispondere alle esigenze del territorio con politiche efficaci e mirate. Se si è in cerca di lavoro, nuove sfide, o per un’azienda che cerca i migliori talenti, il Centro per l’Impiego di Cinisello Balsamo è uno strumento utile: è il primo passo verso un futuro migliore, fatto di opportunità, crescita e successo.   PER APPROFONDIRE Video a cura della prof.ssa Daniela Basta (Cpia 2 Milano) : www.piazzabellapiazza.it/index.php/aiovg_videos/cpi-di-nord-milano Programma GOL Lombardia: Link

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Notte europea dei “ricercatori” – edizione 2024

NOTIZIE RICERCA E SVILUPPO

Anche nel 2024, l’Italia si conferma protagonista della Notte europea delle ricercatrici e dei ricercatori, con un numero straordinario di progetti in campo, distribuiti in oltre 80 città. Le ricercatrici ei ricercatori degli Enti di Ricerca, delle Università e degli Istituti, sia pubblici che privati, si preparano a incontrare il pubblico in un evento che promette di essere una celebrazione della scienza e della tecnologia, unendo cittadini e scienziati in un dialogo aperto La Notte europea delle ricercatrici e dei ricercatori si trasforma in una vera e propria festa della conoscenza, aperta a tutti e ospitata nelle piazze, nei laboratori, nelle università e persino nei teatri. Il momento culminante di questa manifestazione sarà venerdì 27 settembre 2024, ma l’energia della scienza ha già iniziato a diffondersi nelle settimane precedenti e continuerà anche nei giorni successivi con una serie di eventi distribuiti in tutta La Notte Europea dei Ricercatori, lanciata nel 2005, festeggia quest’anno il suo ventesimo anniversario, diventando la più importante iniziativa di divulgazione scientifica a livello europeo, con oltre 1,5 milioni di partecipanti in 25 Paesi. L’Italia si distingue ancora una volta, con ben nove progetti finanziati dalla Commissione Europea e tre progetti associati, che animeranno più di ottanta città, portando la scienza direttamente nelle strade, nei L’iniziativa, promossa dalla Commissione Europea e sostenuta in Italia dal Ministero dell’Università e della Ricerca (MUR), si articola in un calendario fitto di eventi che spazia da conferenze e spettacoli a giochi didattici ed esperimenti dal vivo. L’obiettivo è triplice: avvicinare la società al mondo della ricerca, mostrare l’impatto tangibile del lavoro dei ricercatori nella vita di tutti i giorni e, soprattutto, stimolare nei più giovani l’interesse per le professioni scientifiche. Il tutto sarà completo www.nottedeiricercatori.it/

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Auser Varese: un viaggio emozionale attraverso l’arte

EVENTI ISTRUZIONE PENITENZIARIA NOTIZIE

Nel breve tragitto tra via Felicita Morandi in Varese e la frazione di Giubiano –  di poco uscendo idealmente dal centro città – è possibile compiere non solamente  un viaggio di soli pochi chilometri, ma si può sperimentare una sensazione di libertà che sembra infinita.  Questa libertà non è data dalla distanza geografica ma piuttosto dalla straordinaria espressione artistica che si manifesta nelle opere realizzate dai detenuti della casa circondariale, esposte con orgoglio presso la biblioteca Bruna Brambilla della scuola media intitolata ad Anna Frank. La mostra, resa possibile grazie all’impegno dell’Associazione Auser di Varese, guidata da Gisella Incerti, appassionata volontaria presso la Casa Circondariale, presenta sculture e disegni che, sebbene possano apparire ingenui o addirittura semplici, trasmettono emozioni potenti e profonde. Il percorso –  attraverso le opere esposte –  è un piccolo viaggio emozionale ed estetico  che inizia dall’ingenua insegna di un bar (opera di Nabil T)  per poi passare alla delicata rappresentazione di una coppia di uccellini, realizzata da Daniel R, fino ad arrivare al cestino (di Massimiliano C) e  ai demoni di Andrea T  con i suoi studi anatomici raffinati e delicati.   La curatrice Gisella Incerti si dichiara orgogliosa di questi  lavori finalizzati a narrare storie diverse, piccole grandi umanità tutte cariche di emozioni e riflessioni profonde. La mostra, piccola ma un gioiello per l’alto valore educativo  si presenta come un potente veicolo di comunicazione delle esperienze e delle emozioni vissute dietro le sbarre. Le opere, infatti,  non sono solo espressioni artistiche, ma rappresentano un modo per i detenuti di comunicare sentimenti complessi e profondi.  E il maestro scultore Ignazio Campagna, il quale  ha guidato i detenuti in questo percorso artistico, ha sottolineato il valore terapeutico dell’arte, soprattutto in un contesto così difficile come quello carcerario: l’arte diventa un mezzo di espressione, di catarsi e di riflessione, fornendo ai detenuti un canale per comunicare con il mondo esterno e con se stessi. La speranza è che la mostra non sia solo un evento temporaneo, ma che possa diventare itinerante, portando le opere e le emozioni dei detenuti in diversi spazi e contesti. In tal modo, il pubblico avrà l’opportunità di entrare in contatto con storie di resilienza e forza interiore, dimostrando che l’arte può trasformare anche le circostanze più difficili in occasioni per esprimere la bellezza e la complessità dell’esperienza umana.   Alfonsa Gucciardo 

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Viaggio al centro della “Competenza”: cinque tracce sul secondo livello

#SECONDO LIVELLO FORMAZIONE NOTIZIE

      1. Corsi e ricorsi storici Nel percorso a ritroso che ci conduce dalla nascita della scuola serale, frutto del riformismo liberare nel nascente Stato unitario, e approda ai recenti piani strategici delle Agende europee  evidenziamo il ruolo centrale affidato al livello di istruzione della popolazione adulta come indicatore dello stato di salute di un Paese, della sua capacità di innovarsi, di progettare e investire sul capitale umano. La riorganizzazione del sistema di Istruzione degli adulti, normata dal DPR 29/10/2012 n.26, nasce dunque dall’esigenza di un adeguamento agli standard europei di istruzione media-superiore nonché dalla necessità di predisporre interventi formativi integrati, inclusivi e flessibili, prevedendo un rientro formativo, per scongiurare il rischio della dispersione scolastica e della dequalificazione delle competenze. L’apprendimento permanente viene inquadrato come priorità essenziale per l’occupazione, l’agire efficace in campo economico e la completa partecipazione alla vita sociale. Normativa di riferimento Linee guida per il passaggio al nuovo ordinamento (Art. 11, comma 10, del D.P.R 263/2012) del 2015 e gli Allegati alle Linee guida Decreto Interministeriale MIUR – MEF del 12 marzo 2015 recante le linee guida per il passaggio al nuovo ordinamento a sostegno dell’autonomia organizzativa e didattica dei Centri provinciali per l’istruzione degli adulti, pubblicato in data 8 giugno 2015, sulla Gazzetta Ufficiale S.G. n. 130 – Suppl. Ord. n. 266. D.P.R del 29 ottobre 2012 n. 263 “Regolamento recante norme generali per la ridefinizione dell’assetto organizzativo didattico dei Centri d’istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali, a norma dell’articolo 64, comma 4, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133”. Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale – Serie Generale – n. 47 del 25 febbraio 2013” Decreto-legge 25 giugno 2008 n. 112 ha previsto la ridefinizione dell’assetto organizzativo-didattico dei centri di istruzione per gli adulti, ivi compresi i corsi serali   2. Il Caleidoscopio Nel composito universo dell’Istruzione degli adulti evidenziamo la compagine del secondo livello, con caratteri distintivi per organizzazione e struttura, ma con finalità formative comuni, ancorate ai principi di inclusività e autopromozione. I percorsi formativi di secondo livello sono articolati infatti articolati in tre periodi didattici, in cui si collocano tutte le attività istituzionalizzate e finalizzate al conseguimento del titolo di studio di istruzione secondaria di secondo grado. Un punto di partenza ineludibile nell’analisi dell’istruzione di secondo livello consiste nella considerazione della sua complessità; siamo in presenza di un «caleidoscopio» di dimensioni tale da definire una pluralità di situazioni di apprendimento, di variabili soggettive, di individualità. In queste mescolanze inedite di età, professioni, esperienze, provenienze i colori creano ordini di visioni frammentate, mescolanze e sovrapposizioni per restituire un disegno nuovo e imprevedibile     3. Il luogo del possibile Per adulti e giovani adulti la scuola si configura come luogo del possibile, perché aule e laboratori divengono spazi fondativi di apprendimenti, esperienze, scoperte intellettuali e umanissime relazioni. La rinnovata organizzazione didattica per gruppi di livello, recepita dalla normativa, permette di superare la tradizionale suddivisione degli studenti in classi e richiama alla necessità di assicurare a tutti l’equità delle opportunità formative che il modello pluralistico garantisce sovente solo nella forma. La dimensione collettiva dell’apprendere, del “noi”, come identità multipla ha contribuito a determinare una cultura dell’accoglienza, a costituire un autentico sistema integrato, in cui la scuola diventa uno spazio realmente aperto e promuove l’equità delle opportunità formative La personalizzazione è intesa come riconoscimento del bagaglio formativo, delle competenze formali, informali e non formali acquisite in altri contesti nell’ottica della promozione e la garanzia del successo formativo.     4. L’uso strategico del tempo I percorsi di istruzione di secondo livello prevedono un monte ore complessivo obbligatorio pari al 70% di quello previsto dai suddetti ordinamenti, con riferimento all’area di istruzione generale e alle singole aree di indirizzo. L’uso strategico del tempo, determinato da una rimodulazione oraria, è finalizzato alla costruzione di situazioni di apprendimento attive e significative, fondate sul senso di auto-efficacia, per un sicuro successo formativo. Per l’allievo adulto, già professionalmente attivo, risulta necessario ottimizzare la gestione delle risorse e del tempo disponibile per la formazione, usando le potenzialità e gli strumenti offerti dalle TIC. La fruizione a distanza favorisce concretamente la personalizzazione del percorso di istruzione, promuovendo forme aperte, reticolari e democratiche di conoscenza. Il nuovo sistema di istruzione di secondo livello prevede dunque che lo studente adulto possa fruire a distanza una parte del periodo didattico del percorso, in misura non superiore al 20% del monte ore complessivo   5. A ciascuno il “suo” Nelle istituzioni di secondo livello, la personalizzazione del percorso di studio viene esplicitata e formalizzata in un Patto formativo individuale, che rappresenta un contratto condiviso, un’assunzione di responsabilità reciproca. Ciascuno studente adulto compartecipa alla definizione del suo iter di apprendimento, strutturato e documentato in un piano di studi personalizzato (PSP). L’accettazione congiunta del progetto formativo comporta l’impegno per ciascun soggetto coinvolto a contribuire concretamente al perseguimento di obiettivi precipui e finalità condivise.   Fiorella Di Donato – Redattrice giorgimi.edu.it SCARICA LA Scheda 1 – #SecondoLivello: Viaggio al centro della competenza

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Borse di studio agli studenti Cpia per acquisire la patente C

CPIA NOTIZIE

Per gli studenti dei Cpia  un’opportunità per gli studenti interessati alla patente cosiddetta “professionalizzante” ovvero la categoria C, una tipologia di patente che consente di guidare veicoli pesanti, come ad esempio i camion.   Tra le opportunità associate a questo brevetto:   Guida di veicoli pesanti: La patente di categoria C consente di guidare veicoli pesanti al di sopra di una certa massa specificata dalle leggi locali. Questi possono includere camion di varie dimensioni e capacità di carico. Trasporto merci: Detenere la patente di categoria C è spesso un requisito per lavorare nel settore del trasporto merci. I conducenti di camion possono essere impiegati per trasportare merci su lunghe distanze o per consegne locali. Ebbene  sono aperti i bandi per agevolare quanti – fra gli studenti – vogliono conseguire l’abilitazione alla guida dei veicoli legati a comparti lavorativi in forte crescita. Gli utenti interessati potranno ricevere una borsa di studio di importo massimo pari a € 2.000 (duemila) per l’iscrizione ai corsi di qualificazione presso autoscuole e Enti di Formazione autorizzati. Il bando e le ulteriori informazioni sono reperibili al link del Cpia 1 Bergamo:  https://www.cpia1bergamo.edu.it/index.php/notizie/la-vita-della-scuola/news/1242-borse-di-studio-per-il-conseguimento-di-patenti-cat-c-ce-e-cqc-a-favore-degli-studenti-iscritti-ai-cpia    

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Lavoro e apprendimento permanente – Convegno

CPIA FORMAZIONE NOTIZIE

Il Centro Provinciale per la Istruzione degli Adulti (CPIA) «Monza e Brianza» organizza il Convegno dal Titolo «Lavoro e Apprendimento Permanente» Il Convegno avrà luogo il Venerdì 17 Novembre 2023 ore 15:00-18:00, presso l’auditorium «Falcone e Borsellino» della Biblioteca Civica del Comune di Vimercate, piazza Unità d’Italia 2/G, ed è organizzato da IL CARRO IMPRESA SOCIALE di Monza, nell’ambito del progetto FAMI – PRO-SE-MI, progetto di capacity building rivolto agli operatori pubblici e privati che lavorano con immigrati. La Prefettura di Monza e Brianza è capofila della linea di finanziamento e si avvale di partners del Terzo Settore selezionati tramite bando. Il progetto PRO.SE.MI ha durata annuale (2023) e i partners sono: Il Carro impresa sociale – ARCI glob coop soc – Associazione Mosaico Interculturale onlus – Le Comunità della salute odv. Conduce e modera: Claudio MENEGHINI, dirigente del CPIA «Monza e Brianza» Relatori: Roberto D’ALESSIO – Portavoce del Forum Terzo Settore MB; Annalisa CARON CISL Monza Brianza Lecco; Olfa BACH BAOUAB (Ass. Mosaico interculturale onlus);   Link per iscriversi – https://www.cpia.edu.it/mb/2023/11/08/lavoro-e-apprendimento-permanente-invito-convegno-17-novembre-vimercate/

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Cpia Crema: Percorso di psicologia

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Dalla famiglia alla coppia. Uno sguardo sull’incontro tra due individui, ognuno con un proprio stile di attaccamento consolidato nell’infanzia, la propria storia familiare, i propri miti il cui frutto può dare origine a coppie funzionali o ad incastri di coppia disfunzionali. Un viaggio attraverso le fondamenta della coppia con approfondimenti e uno sguardo sui falsi miti della stessa (dalle triangolazioni alla dipendenza affettiva, conflitti costruttivi e conflitti distruttivi…..). In questo percorso avviato nel Cpia di Crema “Pier Paolo Pasolini” verranno utilizzati diversi strumenti per aiutare la comprensione e la riflessione sugli argomenti trattati, strumenti audio-visivi, dispense e consigli di lettura. Sito Cpia – http://www.ctpcrema.it/ Per info alessandralinci@libero.it Perchè un corso del genere? I corsi di psicologia di base per un’utenza adulta sono importanti per diverse ragioni: Comprendere se stessi: Questi corsi permettono agli adulti di acquisire una comprensione più profonda di se stessi, dei loro pensieri, emozioni e comportamenti. Questo aiuta a migliorare l’autoconsapevolezza e a fare scelte più consapevoli nella vita. Migliorare le relazioni interpersonali: La conoscenza della psicologia può aiutare gli adulti a comprendere meglio gli altri, migliorando così la comunicazione e le relazioni con amici, familiari e colleghi. Gestire lo stress e l’ansia: Imparando i principi della psicologia, gli adulti possono sviluppare strategie per affrontare lo stress e l’ansia in modo più efficace, migliorando la loro salute mentale e benessere. Prendere decisioni informate: La psicologia fornisce strumenti per prendere decisioni migliori, basate su dati ed evidenze, anziché su impulsi o emozioni irrazionali. Crescita personale: L’apprendimento della psicologia di base può favorire la crescita personale e l’auto-miglioramento, contribuendo all’acquisizione di abilità di problem solving e di adattamento a situazioni difficili.

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