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Il nuovo quaderno della ricerca sulla “cura educativa in carcere”

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Da oggi è disponibile in formato digitale La cura educativa in carcere. L’istruzione carceraria tra pena e rieducazione, il nuovo Quaderno della ricerca del CRRS&S CPIA Lombardia, curato da Corrado Cosenza. Questo quaderno nasce da una domanda essenziale, tanto semplice quanto scomoda: che cosa significa educare là dove la libertà è sospesa? Non una questione tecnica né settoriale, ma un interrogativo che tocca il cuore del patto costituzionale e il senso pubblico dell’istruzione. La scuola in carcere non è raccontata come esperienza marginale o residuale, ma come uno dei luoghi in cui più chiaramente si misura la qualità civile di una società. Il volume prende le mosse da un dato spesso rimosso: il carcere non è un “altrove” separato, bensì uno spazio che concentra e rende visibili fragilità sociali, povertà educative e biografie interrotte. In questo contesto, l’istruzione degli adulti diventa un esercizio di equilibrio continuo tra vincoli e possibilità, tra regole ferree e apertura al futuro. Educare, qui, non significa semplificare, ma assumere la complessità. I contributi raccolti nel quaderno attraversano questo terreno senza indulgenze e senza scorciatoie. Mettono a fuoco il lavoro quotidiano di chi insegna in carcere, l’esposizione umana e professionale che questo comporta, il valore delle didattiche attive come strumenti di riappropriazione di sé, il nesso tra istruzione, formazione professionale e reinserimento, il dialogo – spesso faticoso – tra scuola e trattamento penitenziario. Ne emerge una scuola che non promette salvezze, ma restituisce parola; che non cancella il passato, ma riapre possibilità di pensarsi ancora. In carcere, dove il tempo è segnato dall’attesa, l’aula diventa uno spazio in cui il sapere non serve solo ad acquisire competenze, ma a ridare senso, memoria, futuro. Un luogo fragile, certo, ma capace di generare fiducia. La cura educativa in carcere si rivolge a docenti, dirigenti scolastici, educatori, operatori penitenziari e a tutti coloro che sono coinvolti, a vario titolo, nell’istruzione degli adulti. È un quaderno che non alza la voce, ma chiede attenzione; che non offre soluzioni preconfezionate, ma invita a pensare. Perché educare nei luoghi della pena significa, oggi più che mai, interrogare l’educazione nella sua verità più esigente. 👉 Leggi e Scarica la pubblicazione qui    Webinar di presentazione del Quaderno di Ricerca  Martedì 10 febbraio 2026, alle ore 17.00, si terrà sulla piattaforma Google Meet l’evento online di presentazione del Quaderno della ricerca La cura educativa in carcere. L’istruzione carceraria tra pena e rieducazione. L’incontro, rivolto a docenti, dirigenti scolastici ed educatori, sarà un’occasione di confronto e approfondimento sui temi affrontati nel volume, offrendo uno spazio di dialogo tra riflessione pedagogica, responsabilità istituzionale ed esperienza educativa sul campo. Non una semplice presentazione editoriale, ma un momento pubblico di restituzione e di discussione, pensato per interrogare il senso dell’educare nei contesti di maggiore complessità e per condividere pratiche, domande e prospettive che attraversano oggi la scuola in carcere e l’istruzione degli adulti. Per partecipare all’evento iscriversi compilando questo form 

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Rapporto Istat 2025 – Online il documento integrale

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Nel cuore di un’Italia che si trasforma – lentamente, spesso in modo diseguale e con pesi differenti tra centro e periferia – il Rapporto ISTAT 2025 si configura come una radiografia composita e profonda del Paese. A emergere non è solo la fotografia dell’anno appena trascorso, ma un affresco intergenerazionale che illumina traiettorie economiche, demografiche e sociali nella loro stratificazione temporale e territoriale. Un documento denso e ambizioso, che racconta non solo cosa siamo, ma anche cosa potremmo diventare se sapremo leggere con lucidità le tensioni e le opportunità in gioco. Crescita fragile, diseguaglianze strutturali Il dato macroeconomico di partenza è inequivocabile: nel 2024 il PIL italiano è cresciuto dello 0,7%, confermando una tendenza anemica che vede il nostro Paese fanalino di coda in Europa (davanti solo alla Germania in contrazione), con una domanda interna debole e investimenti rallentati, frenati dal ridimensionamento degli incentivi (su tutti il Superbonus) e da un clima di incertezza geopolitica e commerciale. L’occupazione, pur in crescita (+1,5%), non riesce a trasformarsi in benessere diffuso, e il tasso di occupazione resta tra i più bassi in Europa, con divari ancora drammatici tra Nord e Sud, uomini e donne, laureati e non. A pesare è la qualità del lavoro: aumentano i contratti a tempo indeterminato, ma una quota rilevante – soprattutto tra giovani e donne – sperimenta forme di vulnerabilità occupazionale. Il part-time, spesso involontario, riguarda un terzo delle lavoratrici. E se il potere d’acquisto ha cominciato timidamente a recuperare rispetto al crollo post-inflazione, resta comunque inferiore ai livelli pre-2019 per ampie fasce della popolazione. Un Paese sempre più vecchio e spopolato Il profilo demografico appare segnato da una doppia forbice: da un lato, un invecchiamento strutturale inarrestabile, con l’età mediana che si alza e una natalità ai minimi storici (1,18 figli per donna nel 2024, 370mila nati); dall’altro, una perdita netta di capitale umano qualificato, con l’aumento record di giovani laureati in fuga all’estero (21mila nella sola fascia 25-34 anni nel 2023). Il saldo migratorio, seppur positivo, non compensa l’erosione demografica interna. Nel frattempo, l’Italia diventa sempre più un Paese di anziani soli: le famiglie monopersonali superano il 35% e quasi il 40% degli over 75 vive senza compagnia stabile. La soglia simbolica dei 65 anni come inizio della vecchiaia vacilla: secondo un approccio demografico più dinamico, solo oltre i 74 anni si dovrebbe parlare davvero di “anzianità”. Ma questo slittamento percettivo non basta a compensare le fragilità concrete che l’invecchiamento comporta – in termini di welfare, sanità, solitudine sociale. Link al sito Istat – www.istat.it/produzione-editoriale/rapporto-annuale-2025-la-situazione-del-paese-il-volume/ Istruzione e disuguaglianze: un ascensore che sale solo a metà Nonostante una progressiva crescita dei livelli di istruzione – oggi oltre il 30% dei giovani adulti è laureato – l’Italia resta fanalino di coda in Europa sul fronte formativo. Il divario rispetto ai coetanei europei si fa più acuto nella fascia 25-34 anni e riguarda sia l’accesso all’università che le competenze digitali: solo il 45,8% della popolazione adulta possiede abilità digitali di base, contro il 55,5% della media UE, e ben al di sotto dell’obiettivo europeo dell’80% entro il 2030. Ancora più allarmanti sono le diseguaglianze educative di origine: tra i giovani nati nel 1992, appena il 17,6% di coloro provenienti da famiglie senza diploma ha conseguito una laurea, mentre tale percentuale sale al 75% tra i figli di due genitori laureati. Un figlio di operai ha tre volte meno possibilità di completare un ciclo universitario rispetto a un coetaneo della classe dirigente. L’ascensore sociale, in Italia, funziona a tratti – e non sempre per i piani alti. La salute che invecchia (prima della persona) Nel 2024 la speranza di vita alla nascita ha raggiunto 83,4 anni, confermando il primato di longevità italiana. Ma gli anni in buona salute diminuiscono, specie per le donne: una perdita di 1,3 anni solo nell’ultimo anno, portando la soglia a 56,6 anni contro i 59,8 degli uomini. Un paradosso che si aggiunge al carico già sbilanciato sulle donne nei percorsi lavorativi, familiari e di cura. Il sistema sanitario, inoltre, mostra segni di affaticamento e disuguaglianze crescenti: quasi il 10% della popolazione ha rinunciato a cure per motivi economici o organizzativi, mentre il ricorso al privato ha superato il 23%. Il disagio psicologico è in aumento, soprattutto tra i giovani e le donne, con un indice di salute mentale che si attesta a 68,4 punti su 100. Si assiste, in parallelo, a un aumento dell’obesità infantile e del consumo di alcol fuori pasto tra gli adolescenti. La salute pubblica – mentale e fisica – si conferma una delle vere emergenze del presente. Capitale umano e giovani imprese: un patrimonio ancora sottoutilizzato Le giovani generazioni, più istruite e digitalmente alfabetizzate, restano in attesa di una piena valorizzazione. La quota di professionisti e tecnici ICT è in crescita, ma resta bassa rispetto agli obiettivi europei: l’Italia punta all’8,4% entro il 2030, ma è ferma poco sopra il 4%. Le imprese con maggior presenza giovanile, specie tra i fondatori, mostrano performance migliori in termini di innovazione e digitalizzazione, ma rappresentano ancora una minoranza nel tessuto produttivo nazionale. In generale, il ritardo nella dotazione tecnologica delle imprese italiane, unito alla bassa intensità in R&S, costituisce un freno strutturale alla produttività. Il 2024 ha visto una flessione della produttività per occupato (-0,9%) e per ora lavorata (-1,4%), con impatti diretti sulla crescita del valore aggiunto. Territori vulnerabili, coesione in bilico Lo scenario nazionale è attraversato da profonde fratture territoriali: tra Nord e Sud, tra aree metropolitane e Aree Interne, tra centri attrattivi e territori in declino. Le Aree Interne, in particolare, pagano un prezzo altissimo: invecchiamento, spopolamento, bassa istruzione, fuga dei giovani. La resilienza demografica si intreccia qui con quella sociale e culturale. Eppure, proprio in questi territori si gioca una delle sfide decisive per la tenuta del Paese. La sostenibilità ambientale, infine, rappresenta un fronte cruciale ma ancora parzialmente disatteso. Nonostante i progressi – triplicata la produzione da rinnovabili dal 2005 a oggi – l’Italia resta indietro rispetto ai principali partner europei. Il 18% del valore aggiunto industriale

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Nuova pubblicazione CRRSS CPIA: Le UDA Interdisciplinari per una Didattica Inclusiva e Competente

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  Il Centro regionale di ricerca, sperimentazione e sviluppo della Lombardia è orgoglioso di presentare il nuovo volume “Unità di Apprendimento Interdisciplinari. Progettazione, orientamento, pratica operativa”, curato da Fiorella Di Donato a seguito di un progetto di ricerca promosso da “SaperinRete” e dalla direttrice Lucia Pacini. Questa pubblicazione rappresenta un contributo di grande rilievo per ripensare la didattica in chiave moderna, rendendola più inclusiva, personalizzata e capace di rispondere alle esigenze del nostro tempo. Le Unità di Apprendimento (UdA) si collocano oggi al centro del dibattito sull’innovazione educativa, rappresentando uno strumento chiave per integrare contenuti disciplinari, competenze trasversali e orientamento alle sfide della società contemporanea. La loro progettazione interdisciplinare permette di superare la frammentazione del sapere, creando percorsi formativi che rispondono a obiettivi chiari: mettere lo studente al centro del processo educativo, favorire il coinvolgimento attivo e valorizzare l’apprendimento come esperienza significativa. Questo volume si distingue per il suo approccio pratico e operativo, offrendo non solo una riflessione teorica sulla costruzione delle UdA, ma anche strumenti concreti per una loro applicazione efficace. È una risposta alle esigenze di una scuola che guarda con consapevolezza all’innovazione tecnologica, all’inclusione e alla formazione di cittadini consapevoli e competenti. Perché scegliere questo volume? Il testo è un punto di riferimento indispensabile per chi desidera innovare la propria pratica didattica, grazie a: Metodologie adattabili e concrete: spunti chiari e riutilizzabili in contesti educativi differenti, per progettare percorsi personalizzati. Strumenti operativi: risorse pratiche pensate per migliorare l’efficacia e la qualità dell’insegnamento. Esperienza consolidata: il volume nasce dal contributo di esperti del settore educativo, unendo riflessione teorica e sperimentazione pratica. Chi ne trarrà vantaggio? Questa pubblicazione si rivolge a docenti, formatori e a tutti coloro che operano nel mondo dell’educazione, desiderosi di arricchire il proprio bagaglio professionale con modelli didattici innovativi. È particolarmente indicata per chi vuole: Sperimentare approcci interdisciplinari che superano i confini delle singole materie. Creare percorsi inclusivi, capaci di valorizzare ogni studente e di rispondere alle sue esigenze specifiche. Integrare tecnologie e competenze trasversali in una visione didattica moderna e orientata al futuro. Il senso delle UdA per la scuola di oggi Le Unità di Apprendimento rappresentano un cambio di paradigma rispetto alla tradizionale impostazione educativa. Esse promuovono una visione della scuola come laboratorio di crescita personale e sociale, dove il sapere non è solo trasmesso, ma costruito insieme agli studenti. L’approccio interdisciplinare, proposto nel volume, risponde alle sfide di una realtà complessa e in continuo mutamento, dove è fondamentale formare menti critiche, capaci di connettere conoscenze e competenze per affrontare il futuro con consapevolezza. La “Cover”  È una metafora visiva che racchiude il cuore del volume: l’idea che l’apprendimento sia un viaggio aperto, arricchito da rotte nuove e da orizzonti sempre più ampi. Le linee e le connessioni geometriche: evocano la rete di relazioni e collegamenti interdisciplinari che caratterizzano le Unità di Apprendimento. Queste rotte, simbolicamente, non si limitano a essere attraversate, ma si estendono, amplificandosi grazie alla collaborazione, all’intersezione dei saperi e al dialogo tra discipline diverse. L’aeroplano di carta: è un simbolo universale di creatività, immaginazione e apprendimento in continua evoluzione. Esso rappresenta il viaggio educativo, guidato dalla curiosità e dal desiderio di esplorare nuove conoscenze, con un approccio leggero, ma orientato a obiettivi precisi. Il contrasto tra gli elementi tecnici e il dinamismo del volo suggerisce l’unione tra metodo e creatività, struttura e apertura, caratteristiche fondamentali di una didattica innovativa e interdisciplinare.   Nei prossimi mesi attiveremo un webinar di aggiornamento e formazione per i docenti sui temi del volume

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